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12 aprile 2013

Storia semiseria e disordinata della canzone italiana - 1971 - Torna Canzonissima (ancora?)

di Dario Cordovana



Il programma più seguito di fine autunno torma puntualmente sui teleschermi anche nel 1971. A presentarlo viene richiamata a furor di popolo la coppia Corrado-Raffaella Carrà, dopo il successo dell’anno precedente. A loro viene affiancato il celebre imitatore Alighiero Noschese. Confermato alla direzione dell’orchestra anche il maestro Franco Pisano, come anche gli autori Paolini e Silvestri e il regista Eros Macchi.
Cambia invece il regolamento: spariscono gli abbinamenti tra i cantanti che avevano suscitato parecchie polemiche l’anno precedente. Quest’anno ognun per sé. Cantanti con le quote rosa assicurate. Uomini e donne gareggiano separatamente fino alla finale che assicura la presenza di quattro uomini e quattro donne.
I cantanti sono soltanto 36 come l’anno precedente (nel 1968 erano stati ben 48). Nelle prime sei puntate del primo turno si scontrano tre cantanti uomini e tre cantanti donne. Un uomo e una donna vengono eliminati, gli altri passano al secondo turno. Lì sarà pianto e stridore di denti perché nelle tre puntate del secondo turno si affronteranno i 24 cantanti rimasti e la metà ci lascerà le penne. Quindi semifinali con i dodici cantanti superstiti che presenteranno la loro canzone nuova e gli otto più votati si disputeranno nella finalissima del 6 gennaio 1972 la vittoria finale.
Le votazioni delle giurie in sala daranno in ogni puntata una classifica provvisoria, che poi potrà essere rivoluzionata o confermata dalle cartoline-voto, attraverso le quali si poteva concorrere all’estrazione dei ricchi premi della lotteria Italia (o lotteria di Capodanno come si chiamava una volta).
Questa edizione conferma il grande successo di Corrado e l’ormai irresistibile ascesa di Raffaella Carrà che consolida l’exploit dell’anno precedente. Raffaella piace a tutti, vecchi, giovani e bambini. Per questi ultimi propone il personaggio di Maga Maghella, con relativa canzoncina ben scritta dal maestro Pisano. Lo stesso è anche l’autore della musica del “Tuca tuca” il nuovo ballo proposto da Raffaella già dopo poche puntate. Il Tuca Tuca è un ballo molto semplice da imparare ed eseguire e l’ombelico scoperto della Carrà (una rarità ancora a quell’epoca) contribuisce alla popolarità che lambisce anche il partner della soubrette, il ballerino Enzo Paolo Turchi. Tale è poi il successo che persino un ospite prestigioso come Alberto Sordi si presterà a ballarlo in modo molto spiritoso.
Anche le due sigle vedono protagonista Raffaella. La prima vuole essere d’augurio ed è, al solito, una marcetta intitolata “Chissà se va”. La sigla finale, invece, si intitola “Raffaella” ed è praticamente uno strumentale (scritto ancora una volta dal maestro Franco Pisano), durante il quale Raffaella declama una “lettera” scritta ad un suo immaginario partner con qualche velata critica al suo comportamento. Tutto beninteso con l’intenzione di non disturbare nessuno…

Raffaella Carrà balla il tuca tuca con Alberto Sordi


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