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21 ottobre 2014

Storia semiseria e disordinata della canzone italiana - IL RILANCIO DI PEPPINO DI CAPRI

di Dario Cordovana



Nel 1972 l’uomo più popolare della televisione italiana è probabilmente Mike Bongiorno. Il celebre presentatore vive quell’anno il picco del gioco a quiz “Rischiatutto”, arrivato al terzo anno tra sempre crescenti consensi di popolarità. Al termine della stagione ci sarà uno scontro tra i nove concorrenti che hanno vinto di più e alla fine questo vedrà il trionfo finale del dottor Massimo Inardi di Bologna, che avrà la meglio su Andrea Fabbricatore, farmacista di Firenze e sulla “fatina” (sapeva tutto sulle fiabe) Marilena Buttafarro. Presente, ma eliminata in una delle semifinali, anche la signora Giuliana Longari, che rimarrà nell’immaginario collettivo ancor più del bravo e simpatico tabaccaio di Monteporzio Catone,  Ernesto Marcello Latini.
Perché vi racconto tutte queste cose? Perché quell’anno la sigla finale di questo seguitissimo quiz, scritta da un giovane musicista siciliano, un’ancora sconosciuto Umberto Balsamo, si chiamava “Amare di meno” ed era cantata da Peppino Di Capri. Il buon Peppino, dopo aver esordito come cantante da piano bar “sui generis” (era un amante del rock’n’roll e a lui si deve il lancio del twist in Italia, ma al suo attivo aveva anche dei successi con lentacci niente male come “Nessuno al mondo” e  “Roberta”), attraversava da alcuni anni un periodo di appannamento della sua popolarità. Nel 1967 aveva tentato l’avventura a Sanremo, ma malgrado l’accoppiamento prestigioso con Dionne Warwick, la canzone “Dedicato all’amore” non aveva raggiunto la finale e in un festival che era giustamente distratto dalla tragedia di Tenco, non era stata rivalutata neanche dopo la sua conclusione.
Allora il buon Peppino si era buttato sulla musica napoletana. Dal suo immenso repertorio riprendeva classici come “Voce ‘e notte” o “Malatia” e li rivestiva con un arrangiamento più moderno. Qualche brano era nuovo di zecca, di solito presentato al Festival di Napoli, ma malgrado “Tu” del 1969 e “Me chiamme ammore” del 1970 fossero due buone canzoni, il fatto di essere in dialetto napoletano non permetteva loro di raggiungere una vastissima popolarità. Fallimentare il comportamento di “Tu” alla Canzonissima del ’69, mentre “Me chiamme ammore”, nell’edizione successiva permetterà a Peppino di fare un po’ di strada in più, ma anche grazie all’accoppiamento con Iva Zanicchi. Poi al secondo turno “Suspirannu” (altro motivo della tradizione partenopea riarrangiato con brio per l’occasione) decreterà la fine della corsa con qualche rimpianto.
Nel 1971 Peppino tornava a Sanremo con la splendida “L’ultimo romantico” di Pino Donaggio, che andava in finale, ma lasciava l’impressione che al nostro servisse un successo da solo, non da condividere con un collega. Ecco quindi “Amare di meno” che è il primo importante segnale della riscossa. Con un repertorio di canzoni italiane romantiche Peppino Di Capri vincerà due Sanremo e a Canzonissima 1973 presenterà quello che diventerà il suo brano più celebre, quello che ti riassume una carriera, “Champagne”.
Da lì in poi tanti altri Sanremo (a tutt’oggi 15 presenze), una partecipazione all’Eurofestival 1991 con un brano in napoletano “Comm’è doce ‘o mare” che otterrà un onorevole settimo posto, ma soprattutto la certezza di una popolarità solida che vuol dire serate con cachet nient’affatto trascurabili. Del resto se lo merita. La sua grande duttilità gli ha permesso di affrontare generi musicali diversi (il suo preferito è il rock’n’roll), tra cui figura persino una lambada al Festival del 1990, per tacere del brano etnico portato in gara nel 2001. Le mille vite e i mille volti di Giuseppe Faiella, in arte Peppino Di Capri…

CHAMPAGNE
(Peppino di Capri)

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Storia semiseria e disordinata della canzone italiana - IL RILANCIO DI PEPPINO DI CAPRI
 

 

Sandro grazie per le tue integrazioni. Volevo ricordarti però che l'articolo era dedicato al "rilancio" di Peppino Di Capri, un cantante che era divenuto popolarissimo nel periodo da te abilmente ricordato, ma che poi aveva conosciuto (un po' come Gino Paoli) un periodo di appannamento di popolarità. "Champagne", volenti o nolenti, è diventato un brano simbolo per lui, e il bello è che il suo successo non fu neanche immediato. Venne presentato a Canzonissima '73, ma solo col tempo è diventato il cavallo di battaglia che è. E' un brano da night, ben costruito, con una bella introduzione strumentale, anche se analizzandolo bene, si può faticare a capire il motivo della sua enorme popolarità. Il segreto sta tutto nello "Champagne" che permette di ricordare subito la melodia del brano ed entrare anche nell'atmosfera del night. Qualche giorno fa riflettevo su un brano di Al Bano, "Pensando a te", uno dei suoi più belli, con quel pezzo vinse il Disco per l'estate del 1969 davanti a un classico come "Lisa dagli occhi blu". Eppure chi se lo ricorda più quel pezzo? La ragione è che pur essendo molto bello, non c'è niente nel suo titolo che faccia pensare al motivo della canzone. Invece pensi a "Champagne" e te la ricordi subito. Poi magari possiamo dire che la parte più significativa della carriera di Peppino Di Capri è la prima, e d'altra parte lui viene dal rock'n'roll...

Dario C.

01/11/2014 11:23:41


Grazie ancora, dario, per questo nuovo tuffo nella memoria, che ridesta il cammino di un grande interprete, personalmente a me molto caro. Aggiungerei che "Roberta" (se non erro dedicata alla sua donna, in chiave autobiografica) è molto sentita e coinvolgente; così comunque fu vissuta da me, al punto da spingermi a stanziare le 750 lire necessarie per l'acquisto del 45 giri. Aggiungi anche le sue numerose versioni italiane di canzoni americane, che in alcuni casi erano migliori della versione originale: mi riferisco, ad es., a "Don't play that song for me", che negli anni della mia prima adolescenze è stata la mia personale colonna sonora. Molto incisiva è anche la sua intrepretazione di "Be may baby". Tutte e due erano cantate da lui in inglese, la seconda col titolo abbreviato in "Baby". Certo, come non ricordare la famosissima sua interpetazione di "Let's twist again"? Dissento invece da "Champagne: ebbe sì molto successo, ma a mio parere è meno significativa di altre sue canzoni. Le sua canzoni napoletane a Milano e in Liguria erano gettonatissime nei bar, e Malatìa la si sentiva in continuazione. A me piacquero quasi tutte molto.

Sandro

28/10/2014 00:58:37


Ed oltretutto, uno dei veri "re dei gradi"; degno di figurare nella colonna "Cantanti ciechi o quasi" del leggendario Rischiatutto rivisitato dall'autore dell'articolo!

Wilk Raynson

21/10/2014 18:46:23


 
 

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