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20 aprile 2017

Un disco per l’estate 1973 – eliminatorie (puntata n. 132)

di Dario Cordovana



La prima cosa che salta agli occhi guardando le partecipanti a questa edizione è che mancano totalmente le canzoni di ispirazione estiva, che già nell’edizione precedente erano pochissime. Segno dei tempi, gli anni settanta sono decisamente meno vacanzieri dei sessanta.
Ma veniamo alle canzoni che non sono riuscite a passare il primo turno, cominciando dalla ventisettesima, “Amare mai capire mai” dei Grimm, nello stile adolescenziale che sulle orme dei Pooh sta cominciando a infestare l’etere. Qui siamo ancora nella decenza. Una posizione sotto abbiamo Piero e i Cottonfields, rivelazione dello scorso anno (una delle), che con l’incalzante “Oh Nanà!” sfiorano il bis-qualificazione. A loro andrebbe fatto un monumento solo per aver sopravanzato (impedendone qualunque ripescaggio) “La ballata del mondo” di Orietta Berti. La simpatica e brava Orietta non se la prenderà se stavolta ci andiamo giù pesante, tanto neanche lei è mai stata soddisfatta di questa canzone, di una bruttezza tale, da redimere persino “E lui pescava”. Fortunatamente più in basso di così (e senza l’appoggio del pubblico) non si può scendere e alla nostra non resta che prestare una maggiore attenzione alla scelta del repertorio.
Anche “Angelo mio” del Gruppo 2001 non possiede la forza trainante del “Messaggio” finalista nel 1972, malgrado il brano non sia del tutto da buttare. Saltando la sconosciuta Patrizia Desi con il suo quasi-sirtaki (ascoltate il ritornello) “I fratelli”, c’è un pari-merito tra la brava Silvana (ex-Circus 2000), che non riesce a trovare il brano giusto per una carriera solista che mai decollerà e Ombretta Colli, con una simpatica marcetta di Pace-Panzeri-Pilat-Conti, gli autori preferiti di Orietta Berti. Certo Orietta difficilmente avrebbe cantato a quell’epoca “La musica non cambia mai”, un titolo dalle sfumature socio-politiche.
Continuiamo a scendere e al numero 34 ci sono i Nuovi Angeli, che cambiano autori (Renato Pareti corre da solo) e stile con “La povera gente”. Rivedibili. Una canzone che avrebbe meritato miglior sorte è probabilmente “Parla chiaro Teresa” di Dino, in una delle sue ultime apparizioni. E’ di un certo Luciano Rossi, che qualche anno dopo scriverà anche per Julio Iglesias. Niente da fare anche per Piero Focaccia, ormai in fase calante. Altro pari-merito alla posizione numero 37:e la “drammatica” “La casa del diavolo” di Angela Luce si vede inopinatamente affiancata a “Un amore di seconda mano”, pezzo raffinatissimo di Gino Paoli, certo uno che non ha mai rincorso i gusti del pubblico, ma che da qualche tempo non si trova con questi certo in piena sintonia.
Ancora più indietro è “L’amore dove sta” di Tony Cucchiara, uno che in questa manifestazione aveva sempre fatto bene. Purtroppo il buon Tony, messo alla prova da una disgrazia (in primavera la moglie e ex-cantante Nelly Fioramonti muore di parto dando alla luce il secondo figlio), lascerà il mondo della musica leggera, per darsi prima ai musical (celebre il suo “Caino e Abele”) e poi alle trasmissioni televisive in veste di autore.
Cercano il successo invano da tempo i Jet, ma dopo Sanremo, neanche il Disco per l’estate presta loro molta attenzione. La loro “Gloria, gloria” è ritmata e ben eseguita, ma di loro si sentirà riparlare tra un paio d’anni, quando con l’inserimento della cantante Antonella Ruggiero diventeranno i Matia Bazar. Continuando a scendere ci imbattiamo in Franco Califano nei panni di un seduttore quasi-pedofilo (allora faceva meno impressione) che dice a una ragazzina con cui ha avuto “una storia” “Ma che piagni a ‘ffa”…”Io e te nun c’avemo niente’n’comune, per cui aria regazzì!” Scusate il romanesco approssimativo, ma il senso credo sia chiaro. Bocciato anche l’ennesimo tentativo dell’autore che passa a fare l’interprete (1). Si tratta di Andrea Lo Vecchio (che ci prova dagli anni sessanta). Poi Delia con un buon pezzo di Ciro Dammicco, “Un’altra età” in cui l’autore (presumo) duetta con l’interprete. Scendendo di una posizione abbiamo Annagloria (che ritroveremo a Sanremo qualche tempo dopo) e Maurizio Piccoli, autore che tenta di fare l’interprete (2). Bocciato anch’egli, malgrado una canzone, “Sì, dimmi di sì”, non priva di qualità.
Resta fuori anche “nonna” Rosa Balistreri, con una canzone di Otello Profazio, eseguita in modo impeccabile, ma certo fuori contesto in una rassegna che ultimamente cominciava a tollerare poco le canzoni napoletane, figuriamoci quelle in siciliano.
Spendiamo volentieri qualche parola per “Un sorriso a metà” della cantautrice genovese Antonella Bottazzi, segnaliamo “Ancora lei” di Franco Simone (che dovrà cercare qualche soluzione di compromesso tra il suo stile e quello che piace al pubblico per avere un po’ di successo), “Un uomo nella vita” di Ciro Dammicco (autore che cerca…, 3) che è il futuro deus ex-machina dei Daniel Sentacruz Ensemble (il successo di “Soleado” è del 1974), poi al terz’ultimo posto l’unico rappresentante del “Cantanapoli”, Pino Mauro (ma non ci siamo persi niente). Penultimi Franchi Giorgetti e Talamo con “In cinque m’han legato le mani”, storia di uno che finisce in manicomio, e il penultimo posto si può anche capire, ma all’ultimo posto (e non di poco!), “Alice” di Francesco De Gregori, fa capire come il cantautore romano venisse guardato come un alieno dal grosso pubblico. Testo ermetico, ma la musica neanche tanto difficile, e mi ricordo che il pezzo ha goduto anche di un massiccio air play radiofonico. Alla Rai i programmatori evidentemente credevano in lui, il pubblico ancora no….

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