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16 novembre 2017

Album d’autunno (puntata n. 137)

di Dario Cordovana



Molte sono le uscite importanti nell’ambito dei 33 giri in quell’autunno del 1973: Giorgio Gaber, ormai dedito alla formula del teatro-canzone, pubblica il doppio “Far finta di essere sani”, di cui almeno “Lo shampoo” e “La libertà” resteranno nell’immaginario collettivo. Gaber ha abbandonato le gare canore come interprete, ma di tanto in tanto continua a frequentarle come autore delle canzoni della moglie Ombretta Colli. In quell’anno anche “Opera buffa” di Francesco Guccini è un album registrato dal vivo, anche se poi rimaneggiato in studio con aggiunte di parti d’orchestra.
Sempre per restare nell’ambito dei cantautori si fa sentire anche Fabrizio De Andrè, che pubblica “Storia di un impiegato”, album politico all’epoca molto criticato (anche dal suo stesso autore che ha spesso dichiarato che i risultati sono andati in modo differente rispetto alle sue intenzioni). L’album verrà rivalutato solo due decenni più tardi, ma a splendere più che canzoni come “Il bombarolo”, sarà l’immortale “Verranno a chiederti del nostro amore” di cui si ricordano cover di Eugenio Finardi e di Cristiano De Andrè.
A dicembre esce poi “Le cose della vita” di Antonello Venditti, un disco già maturo, con arrangiamenti più scarni rispetto a quelli del precedente “L’orso bruno”, che giovano ai pezzi. Che tra l’altro sono molto ispirati, dal brano omonimo a “Mio padre ha un buco in gola”, da “Il treno delle sette” a “Le tue mani su di me”. C’è anche una riproposizione di “E li ponti so’ soli”, residuato dell’album precedente in una versione più essenziale. In quel periodo Venditti ha la mano fatata e si permette di regalare a Mia Martini la splendida “Ma quale amore”, pubblicata nell’album “Il giorno dopo” della cantante calabra.
Chi allora non veniva definito cantautore era Franco Battiato che allora era uno sperimentatore. Dopo due album, “Fetus” e “Pollution” che hanno inaugurato questo suo nuovo corso (Battiato ha esordito negli anni sessanta come cantante di musica leggera tout court), nel 1973 esce “Sulle corde di Aries” che contiene solo quattro brani. Il primo, “Sequenze e frequenze” è lungo però oltre sedici minuti. Di questo brano e di “Aria di rivoluzione” Battiato si ricorderà nel tour che poi porterà alla pubblicazione dell’album “Giubbe rosse” nel 1989. Battiato gode comunque di una buona popolarità e finisce in copertina nelle riviste di musica alternativa. E anche le vendite sono discrete, specie se rapportate alla difficoltà della proposta.
Cambiando genere anche Mina propone il suo nuovo album… anzi due come d’abitudine. “Frutta e verdura” si ricorda soprattutto per “Fa qualcosa”, “E poi…”, “Domenica sera” e “La pioggia di Marzo”, “Amanti di valore” è invece un album di canzoni scritte per i testi da Franco Califano e per le musiche da Carlo Pes, valente musicista dei Marc 4, collaboratori di Armando Trovajoli.
Il Re Mida della canzone italiana, Lucio Battisti, non ci fa mancare il suo album autunnale: annunciato dal fortunatissimo (e te pareva!) singolo “La collina dei ciliegi”, “Il nostro caro angelo” è un album che Battisti è andato a registrare a Londra con un gruppo di musicisti abbastanza ristretto. Spariti del tutto gli archi del precedente “Il mio canto libero”, il loro posto viene preso dalle tastiere. Il risultato finale è alquanto sperimentale, ma sempre legato alla struttura della canzone (lo dico perché il successivo “Anima latina” sarà in questo senso una specie di terremoto). Tanto per cambiare Battisti si è accorto che il gusto del pubblico si è evoluto verso composizioni più complesse e vara una sperimentazione cum grano salis. Un paio di pezzi (in particolare “Io gli ho detto no” e la conclusiva “Questo inferno rosa”) sono più che aperti a suggestioni prog, ma senza esagerare. Tutto sommato un album che resiste molto bene allo scorrere del tempo.
E visto che abbiamo parlato di Battisti, una menzione doverosa va alla Formula 3, che in autunno pubblica un ultimo album prima dello scioglimento (o ampliamento, visto che due terzi della formazione confluiranno nel gruppo allargato de “Il Volo”). L’album si intitola “La grande casa” e non presenta per la prima volta pezzi di Battisti, ma propone i due buoni singoli “La ciliegia non è di plastica” e “Bambina sbagliata”, oltre a un’interessante composizione di Alberto Radius intitolata “Rapsodia di Radius”.
Concludiamo questa rapida carrellata con i Pooh, dei quali si dice che abbiano pubblicato il loro album progressive con “Parsifal”. In realtà le cose non stanno proprio così; l’album, il primo con il nuovo innesto Red Canzian al posto di Riccardo Fogli, non si discosta molto dalla produzione precedente del gruppo, che da un paio d’anni fa largo uso di arrangiamenti orchestrali (probabilmente grazie all’influenza del produttore Giancarlo Lucariello), ed è solo il lungo brano omonimo che conclude il disco con i suoi dieci minuti, che si può definire prog. E’ diviso in due parti e nella seconda,  solo strumentale, emerge l’ottima chitarra di Dodi Battaglia. Per anni il pezzo sarà un punto di forza nei concerti del gruppo …

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