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1 luglio 2022

CANZONISSIMA '74 (puntata n. 157)

di Dario Cordovana



Canzonissima ultimo atto. Si chiude. Quella che un tempo nemmeno troppo lontano era stata la trasmissione di punta della televisione italiana, attesa per mesi e alla quale veniva abbinata la lotteria Italia è al termine di una crisi ormai non più reversibile.

L’edizione precedente era stata un flop annunciato. Prima lo spostamento della trasmissione dal prestigioso sabato sera alla domenica pomeriggio che attirava molto meno pubblico. Poi la rinuncia a partecipare di big conclamati (Ranieri, Morandi, Di Bari, Zanicchi, Caselli, ecc.) che per anni ne erano stati l’asse portante, ai quali si erano aggiunte le defezioni dei nuovi idoli del pubblico delle classifiche dei singoli (Marcella, Mia Martini, Drupi, Baglioni…). Per non parlare di quei mostri sacri come Mina e Celentano che a Canzonissima in gara non sono andati mai in tempi recenti o, nel caso di Battisti, in senso assoluto.

Per ovviare a questi “piccoli” inconvenienti si era pensato di aprire ai gruppi la gara, ma anche lì, non tutti avevano raccolto l’opportunità (vedi i Pooh ad esempio). Neanche la conduzione aveva fatto faville, con un Pippo Baudo convinto a fatica a rifare l’esperienza dopo l’annata al sabato nell’anno precedente e la debuttante Mita Medici che non riusciva nell’intento di far dimenticare se non la Carrà, almeno la Goggi.

Molte le novità previste da quest’ultima edizione. Anzitutto la gara divisa in due gironi, uno per la musica leggera e l’altro per la musica folk, un genere dalla popolarità in ascesa. Previsti quindi, al termine della finalissima del 6 gennaio, due vincitori. Abolito il “briscolone” della precedente edizione, le canzoni vengono votate dalle giurie in sala e dal pubblico a casa mediante cartoline. I cantanti non sono divisi per sesso, per popolarità o altro, ma gareggiano l’uno contro l’altro. Già nel primo turno, che consta di sei trasmissioni, si affrontano in ogni puntata 5 cantanti di musica leggera e solo in tre passeranno al turno successivo. In quanto al girone folk, due cantanti per puntata e superamento del turno solo per il più votato dei due.

Nel cast dei cantanti c’è qualche ritorno eccellente, a cominciare da Massimo Ranieri e Nicola Di Bari. Quest’ultimo però negli ultimi due anni è stato un po’ ai margini dei concorsi canori, con una partecipazione a Sanremo 1974 che non si è fatta ricordare particolarmente. I big dell’anno precedente, a parte i Ricchi e Poveri impegnati in televisione con il programma “Tante scuse” della coppia Vianello-Mondaini, ci sono tutti, dalla Cinquetti vincitrice a Di Capri, più i soliti Berti, Reitano, Villa, Al Bano, Nazzaro, Vianella, ecc. ecc. Dei nuovi personaggi amati dal pubblico si riesce a convincere solo Wess e Dori Ghezzi, i Nomadi e Gianni Bella. Per completare i quadri, come l’anno precedente, si devono fare i salti mortali. C’è l’esordio di Memo Remigi (non proprio un nome nuovo a ben vedere) e del duo Gloria e Denise Calore, la cui popolarità in un torneo così impegnativo è ancora tutta da verificare.

Nel girone folk interpreti da tutta Italia, alcuni dei quali molto noti al grosso pubblico per via di numerose incursioni in campo leggero. Tra questi Lando Fiorini (che aveva già partecipato l’anno prima), Fausto Cigliano (all’attivo anche una partecipazione a Sanremo nel 1964, quando cantò “E se domani”) e Tony Santagata (anche lui reduce da Canzonissima 1973 e partecipante al Sanremo di quello stesso anno). Accanto a questi di contro ci sono esponenti molto più rigorosi della tradizione folk come la siciliana Rosa Balistreri o la sarda Maria Carta.

Per quanto riguarda i conduttori, con Baudo fuori dai giochi, si punta tutto sul ritorno di Raffaella Carrà, un nome che è una garanzia e che viene dal grande successo di “Milleluci”. Ad “affiancarla” sono Cochi e Renato e Topo Gigio, ma affiancarla l’ho scritto tra virgolette, perché gli interventi del duo comico e del simpatico pupazzo sono assolutamente avulsi dalla gara canora, un po’ come Noschese nell’edizione del 1971. La Carrà riguardo la gara deve fare tutto da sola e per auto incoraggiarsi vorrà chiamare dei partner a sostenerla, il primo dei quali non può che essere Corrado.

A Raffa è affidata come di consueto la sigla iniziale, “Felicità-tà-tà” scritta dalla sua fiamma Gianni Boncompagni e dal maestro Paolo Ormi, direttore d’orchestra prescelto per questa edizione. La canzone avrà un buon successo, dovuto anche alle indovinate mossette che accompagnano il balletto iniziale, una specie di sunto della filosofia di vita delle tre scimmiette che non parlano, non vedono e non sentono. Successo buono si diceva, ma neanche lontanamente paragonabile a quello della sigla finale, “E’ la vita, la vita”, cantata da Cochi e Renato che finalmente riescono ad avere un grosso successo in classifica, per altro riportandovi anche come autore quella vecchia conoscenza di Enzo Jannacci…

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