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30 novembre 2007

Storia semiseria e disordinata della canzone italiana - sesta puntata

di Dario Cordovana



C’erano poi in quel periodo i primi cantautori che cominciavano a muovere i primi passi, quelli della cosiddetta scuola di Genova, come Gino Paoli (di Monfalcone, provincia di Gorizia), Sergio Endrigo (di Pola, ora in Croazia, ma ai tempi della sua nascita – Endrigo era del 1933 – italiana), e poi un po’ più tardi Paolo Conte (di Asti, che scriverà la famosa “Genova per noi”). In effetti stiamo un po’ esagerando perché Conte di genovese ha poco o nulla: egli parla di Genova dal punto di vista di un astigiano. E i genovesi? C’erano, c’erano! C’era Bruno Lauzi a cui si devono alcune dissertazioni in musica sulle affinità tra il dialetto genovese e la lingua portoghese (cfr. “O frigideiro”), c’era Fabrizio De Andrè, allora molto influenzato dalla canzone francese, e c’era Luigi Tenco, che lascerà un segno indelebile nella canzone d’autore (e non solo) italiana.

Un certo movimento c’era anche in quel di Milano dove, oltre Celentano (che si muoveva in un altro senso della parola) c’erano i giovani Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci, che spesso si esibivano insieme. Le altre scene, quella emiliana e quella romana ad esempio, vennero molto dopo: come abbiamo già visto all’inizio degli anni sessanta Emilia significava Morandi e Roma voleva dire Villa.

Gli esordi di molti di questi cantautori sono in realtà sorprendentemente diversi rispetto alle strade che avrebbero intrapreso in seguito: chi si ricorda ad esempio che Endrigo cominciò come urlatore (Endrigo urlatore???) e Gaber come rock’n’roller sulle orme di Celentano? Tenco poi era un bravo polistrumentista (il suo strumento d’origine era il sax). Più normale considerare come l’istruzione media fosse piuttosto elevata: Jannacci (non so come) ha esercitato la professione di medico chirurgo, Paolo Conte è notoriamente conosciuto come “l’avvocato”, ed anche lui ha esercitato la professione per molto tempo, più in là ci sarà il professor Vecchioni Roberto, autore di “Donna Felicità” e di tanti altri successi per i Nuovi Angeli e titolare di una discreta carriera solista.

Con questi cantautori cambiano i temi delle canzoni e soprattutto il modo di trattarli: spariscono quasi del tutto le mamme (in “Ieri ho incontrato mia madre” Paoli canterà di sua madre che è in pena per lui, perché ha la testa persa per una ragazza, a cui è dedicata la canzone), nonché le famigerate rime cuore-amore; sparisce ogni accenno di patriottismo, e si cominciano a cantare le ingiustizie sociali; spariscono anche i pezzi dalla lacrima facile tipo “E la barca tornò sola” (storia di pescatori inghiottiti dal mare in tempesta) e si usa un linguaggio più semplice, ma più autentico (“Mi sono innamorato di te, perchèèè, non avevo niente-da-faare”).

I giovani ascoltano rapiti: qualcuno ha un grande successo (Gino Paoli), anche grazie a due interpreti molto attente come Mina e Ornella Vanoni che riprenderanno portandole al successo rispettivamente “Il cielo in una stanza” e…un sacco di altre (ma si sa, allora Paoli e la Vanoni se la filavano alquanto…). La stessa Mina farà la fortuna ed il primo vero successo di De Andrè riprendendo “La canzone di Marinella”, che permetterà all’autore di pagare diversi mutui (si dice, ma sarà un pettegolezzo, che De Andrè per questo chiamasse Mina la diva del mutuo). Altri ebbero un successo più limitato (Lauzi) o dovettero aspettare di suicidarsi per avere riconosciuto pienamente il loro talento (Tenco)…

Gino Paoli canta "Sapore di sale"

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