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10 marzo 2008

Storia semiseria e disordinata della canzone italiana - Sanremo ‘66 - vince Casco D'oro

di Dario Cordovana



Trattando del Festival di Sanremo del 1966 abbiamo cominciato dalla seconda serata per via della celebre esclusione di Celentano. In realtà il Festival quell’anno cominciò dalla prima serata (come tutti gli anni in verità – il primo precede sempre il secondo; quello che non ho capito è perché le previsioni del tempo cominciano sempre dal nord e mai dal sud); è proprio in quella prima che si trova la canzone vincente, una “Dio, come ti amo!” (recuperata molti molti anni più tardi dalla pubblicità) cantata da Domenico Modugno, alla sua terza vittoria al Festival.
Proprio Modugno ebbe allora un’idea geniale per fare colpo: per la seconda esecuzione della canzone chiamò nientemeno che quella Gigliola Cinquetti che solo due anni prima aveva sbancato il casinò cantando “Non ho l’età per amarti”…caspita! In soli due anni ne aveva imparate di cose quella giovincella…adesso si buttava a capofitto in amori appassionati!
Canzone melodica di discreto livello, la canzone vincente andò in cima alle classifiche di vendita “per tradizione”, ma venne poi surclassata dalla celebre “Nessuno mi può giudicare” affidata infine (dopo la rinuncia di Celentano) alla voce un po’ stridula di Gene Pitney e al casco d’oro di Caterina Caselli da Shasshuolo. La Caselli incarnò per un breve, ma folgorante periodo il modello della cantante giovane, moderna e anticonformista, finchè non venne in questo scavalcata dalla più audace Patty Pravo. Nell’ultima parte della sua carriera (durata in pratica una decina d’anni, evitando di contare sporadici ritorni, come quello di Sanremo 1990) si darà ad un genere meno ritmato e più melodico, dimostrando se non altro di avere le capacità di interprete per affrontarlo.
In quella stessa serata da segnalare una delle tante splendide canzoni di Sergio Endrigo (“Adesso sì” che fu poi una delle rarissime canzoni di altri autori interpretate da Lucio Battisti); “Io ti darò di più”, una bella canzone di Memo Remigi interpretata da due cantanti diversissime come Ornella Vanoni e Orietta Berti (ma era una Berti che ancora non aveva cominciato con le marcette); “Mai, mai, mai Valentina”, una canzone orecchiabile ed inoffensiva affidata a Giorgio Gaber e all’ex bel ragazzo-americano-della-porta-accanto Pat Boone; il fratello maggiore di Umberto Tozzi, Franco, con “Io non posso crederti”, fermatasi a quella prima serata; l’esordio di uno dei nostri gruppi più validi, ovvero l’Equipe 84, per altro in coppia con i Renegades, uno dei tanti gruppi inglesi sbarcati in Italia per cercare fortuna. I Renegades si chiamavano così (“Rinnegati”) perché si presentavano vestiti con delle divise dell’esercito sudista; il loro successo non fu limitato agli anni sessanta, in quanto ebbero verso la fine dei settanta un sussulto di popolarità col nuovo nome di Kim & the Cadillacs (dal nome del loro leader, Kim Brown, e della canzone più famosa dei Renegades, “Cadillac”), convertendosi al rock’n’roll revival. Comunque la loro canzone di Sanremo ’66, “Un giorno tu mi cercherai”, non arriverà in finale. Tra tutti i gruppi beat di quel festival, italiani e stranieri gli unici a portare la loro canzone alla serata conclusiva saranno i Ribelli, con la per altro mediocre “A la buena de Dios” (forse anche aiutati dalla popolarità di cui in quel momento godevano in Italia i New Christy Minstrels a cui era affidata la seconda esecuzione - non bisogna dimenticare che l’anno precedente i Minstrels avevano vinto Sanremo con “Se piangi…se ridi” ed avevano piazzato al secondo posto “Le colline sono in fiore”); evidentemente l’Italia di Sanremo non era ancora pronta per questo tipo di gruppi…e mai lo sarà. I Giganti l’anno successivo coglieranno un prestigioso terzo posto, ma per farlo abbandoneranno i loro strumenti e saranno accompagnati solo dall’orchestra.
Per finire una curiosità: anche se il Festival quell’anno era presentato da Mike Bongiorno e non da Pippo Baudo (che esordirà solo nel 1968), nel cast di quell’anno c’era anche il tenore Giuseppe Di Stefano, a cantare “Per questo voglio te”…la finale però, resterà una chimera…

Caterina Caselli canta "Nessuno mi può giudicare"


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...e una dozzina d'anni dopo il testo della canzone di Gaber venne storpiato da qualcuno in: "Mai, mai, mai amerò Valentina na na na..."

Senophio Bloomberger

15/03/2008 10:40:52


 
 

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