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13 aprile 2008

Storia semiseria e disordinata della canzone italiana - 19 - Cantagiro '66 / parte II

di Dario Cordovana



In quell’estate del 1966 - lo abbiamo già detto – fu la musica beat a farla da padrone. Beat in inglese vuol dire battere, ed ovviamente questo fa pensare innanzitutto ai tamburi della batteria, quindi il ritmo. Anche se le canzoni di Morandi continuavano a sedurre le ragazzine, i giovani beat puntavano sui gruppi. Quelli che si vedevano in giro per la penisola grazie al Cantagiro erano inclusi nel girone C; guardati con diffidenza a Sanremo, i complessi (come era buona norma chiamarli) si prendevano la rivincita su e giù per lo stivale, mietendo allori e riconoscimenti. Niente a che vedere con la Beatlemania, naturalmente, ma a ben vedere anche noi italiani avevamo i nostri idoletti; e se in Inghilterra c’era il dualismo alimentato ad arte dalla stampa tra Beatles e Rolling Stones, in Italia la lotta era tra l’Equipe 84 e i Rokes, lotta che raggiunse l’apice proprio in quel Cantagiro, con i due gruppi a contendersi la vittoria con due canzoni celeberrime: “Ho in mente te” dell’Equipe 84 e “Che colpa abbiamo noi” dei Rokes. Alla fine sarà l’Equipe a spuntarla per soli dieci voti; come spesso capitava entrambi i pezzi erano delle cover di brani poco noti, almeno in Italia (gli interpreti originali erano i We Five e Bob Lind). Stessa cosa si poteva dire di altri brani presenti in quella classifica del girone C, in particolare “Come potete giudicar” dei Nomadi (in origine “The Revolution kind” di Sonny Bono e “Un ragazzo di strada” dei Corvi (“I ain’t no miracle worker” dei Brogues). I Sorrows invece arrivarono sesti con “Mi si spezza il cuore”, traduzione italiana della loro originale “Take a heart”, una canzone che parlando di cuore alla maniera moderna, simulava con il basso elettrico il battito cardiaco. Non era il primo caso (“Cuore” di Rita Pavone che, incredibile a dirsi, ispirerà vent’anni dopo “I know it’s over” degli Smiths), e non sarà l’ultimo (c’è bisogno di parlare di “Cuore matto”?).
In questi gruppi che finalmente raccoglievano una meritata popolarità una grande importanza avevano i cantanti solisti; non è un caso che i complessi che resisteranno più a lungo o che comunque si faranno notare di più avevano dei cantanti con uno stile molto personale, anzi inconfondibile:
l’Equipe aveva il “principe” Maurizio Vandelli (poi popolare anni dopo in pieno revival anche da solista);
i Rokes Shel Shapiro (che dopo lo scioglimento del gruppo scriverà alcune belle canzoni come “…E poi” di Mina o “Buonasera dottore” di Claudia Mori);
i Nomadi il bel vocione di Augusto Daolio (purtroppo prematuramente scomparso);
i Camaleonti Riki Maiocchi (che però di lì a poco li avrebbe abbandonati e sarebbe diventato uno degli interpreti del giro di Lucio Battisti);
i New Dada Maurizio Arcieri (anche lui solista col suo solo nome di battesimo e poi convertito al punk e alla musica alternativa avrà successo con i Krisma).
Arcieri era anche molto appetito dal gentil sesso, come del resto Ricky Shayne, anch’egli in quel Cantagiro, un biondino che era diventato in Italia il punto di riferimento della cultura “mod”…

L'Equipe 84 al Cantagiro 1966: "Ho in mente te"


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