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11 febbraio 2009

Italians, sono solo “canzonette” (o no?)

di Davide



Il cinema italiano, oggi sempre più ancorato economicamente a commediole inoffensive tuttalpiù pecoreccie, come i cinepanettoni tripudio di “zinneeculi”, di “petirutti” e di “limortacci”, o alla fedele trasposizione di personaggi comici importati dalla televisione, prodotti di puro disimpegno per masse scazzate, si è spesso barcamenato, con esiti alterni e spesso poco felici, nella ricerca di recuperare quella che è stata per decenni la sua gloriosa tradizione costituita sostanzialmente da due filoni distinti ma di egual peso, la commedia all’italiana ed il cinema d’autore figlio del neorealismo.
Quest’ultimo, quello di Rossellini e De Sica prima, di Pasolini poi, ha partorito sovente “chiummusi” quattro camere e cucina, racconti di noiosa quotidianità, di fissi e silenziosi primi piani di cassintegrati e operai, di casalinghe disperate (nulla a che vedere con quelle americane, si intenda), stucchevoli paesaggi della bassa padana per esteti, quelli del fantozziano montaggio analogico.
Il primo (che preferisco ed amo visceralmente) è il “cinema leggero” di Steno, Monicelli, Risi e, per certi versi Scola, che però dietro al sorriso, alle battute (storiche) e all’ironia  presentava un messaggio a volte malinconico e più spesso amaro mettendo alla berlina i tic del cosiddetto italiano medio di quei tempi. Personaggi fortemente caratterizzati, esagerati impersonati dai grandi della nostra commedia, Sordi, Tognazzi, Manfredi e Gassman su tutti. Cinici al limite della cattiveria, dei veri mostri, come quelli dell’omonimo film. Germi di queste mostruosità sono ritrovabili nei primi films di Verdone e a volte di Troisi. In questi trovi l’indolenza dell’uomo del sud, la pigrizia piuttosto che la rozzezza del romanaccio, la baldanza pavida del coatto.
E proprio Verdone è uno dei protagonisti di un film molto promosso e presente da due venerdì fa nella sale in questi giorni, Italians. Nelle scorse settimane tutti e tre i protagonisti principali, Sergio Castellitto, Riccardo Scamarcio e lo stesso Verdone, a volte accompagnati dal regista Giovanni Veronesi, hanno fatto il tour obbligatorio di tutte le trasmissioni televisive a carattere nazional popolare per promuovere la pellicola presentando i soliti due spezzoni comici e relative battute, quasi a sottolineare la parte disimpegnata e facilona del film, salvo chiosare, quasi timidamente, su quelle che invece legittimamente sono le intenzioni più “autoriali” e di contenuto. Più di una persona mi ha proposto di andare a vedere il film per farsi “quattro risate spensierate”. “Ma lo hai visto Verdone mentre viene picchiato dalla sadomaso? Troppo forte, ci sarà da ridere”.
Invece Italians è davvero tutt’altro, è quello che non ti aspetti, o, comunque, quello che non si vuole che ci si aspetti.
E’ un film che, questa volta, riprende felicemente la tradizione della commedia all’italiana con due ministorie legate dal denominatore comune di raccontare dei personaggi molto italiani, con i vizi e le virtù che si riconoscono spesso al nostro popolo, alle prese con il resto del mondo. Con quella tendenza furbetta di approfittare, di colonizzare, di “svoltare” a discapito degli ignari malcapitati. Ma proprio dallo scontro con il “resto del mondo” e con le sue miserie, la figura dell’italian esce, alla fine, vincente per la sua innata umanità, per la sua incapacità costituzionale di non lasciarsi coinvolgere davanti al tangibile bisogno, magari suo malgrado, rimettendoci le penne.
Certo siamo nel campo dello stereotipo, degli “italianibravagente”, come detto figura ricorrente della nostra commedia di maniera, dal duo Sordi – Gassmann de La grande guerra in poi, cialtroni che di fronte al russo mafioso e criminale e al tedesco arrogante e maleducato si riscattano attraverso l’orgoglio patriottico e soprattutto la generosità di chi davanti alla miseria e al richiamo della coscienza non sa voltare la faccia.
Il film fa sorridere e commuovere, presenta dialoghi e situazioni mai banali o tirati via, se si eccettua la sparatoria dissonante e posticcia, sorretto dalle interpretazioni importanti degli attori principali, su tutti uno strepitoso Sergio Castellitto che riesce in maniera credibile e coinvolgente a rappresentare tutti i colori e le sfumature del suo personaggio. Una menzione patriottica per Dario Bandiera. A lui il merito di interpretare una delle figure più stereotipate e sopra le righe del film, il procacciatore Calzone, che risponde piccato all’indignazione di Verdone invitandolo starsene a casa piuttosto che andare all’estero a far vergognare il resto degli italiani in cerca di “divertimento”. Una scena su tutte quella che chiude il primo episodio “Scamarcio – Castellitto” con un finale con fuga a nuoto che ricorda, soprattutto visivamente anche se con i dovuti distinguo e le diverse motivazioni, un vecchio capolavoro, quel “Riusciranno i nostri eroi…” che già diversi anni fa raccontava gli italiano all’estero e il “mal d’Africa”.
Sembra che Veronesi, il regista del film, si sia lamentato di quella critica sempre “contro” che a suo avviso compirebbe, inoltre, l’errore di sopravvalutarlo, di voler vedere nei suoi film di più di quanto lui voglia rappresentare, andando oltre quello che una commedia dovrebbe essere. Certo, qualcuno tanti anni fa cantava “sono solo canzonette”. E’ vero, ma quelle belle restano nel tempo e scavano un solco “dentro” a chi le canta e le ascolta.


Il Trailer di ITALIANS


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