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20 febbraio 2012

Sanremo 2012 a bocce ferme

di Dario Cordovana



Per una volta il verdetto finale di Sanremo ha visto tutti contenti. I sostenitori di Emma hanno visto la loro beniamina aggiudicarsi la vittoria con un brano che se non era l’inferno gli somigliava molto, mentre i suoi detrattori (quorum ego avrebbe detto Gianni Brera) possono coltivare la non tanto segreta speranza che la cantante si tolga di torno come prima di lei hanno fatto gli ormai quasi dimenticati Marco Carta e Valerio Scanu. Anche se Emma rispetto agli altri due gode di una popolarità molto più consolidata, ma speriamo almeno che si tenga alla larga dal Festival. La sua canzone era dal punto di vista musicale una banale riscrittura del brano di Dolcenera “Com’è straordinaria la vita”, di qualche anno fa. Per altro non l’unico caso del genere. Tra i giovani gli Iohosemprevoglia hanno riscritto “First of the Gang to Die” di Morrissey e almeno ci si può consolare pensando ad un modello di più alto livello.
A parte la vittoria di Emma, la più bella notizia venuta fuori dal Sanremo di quest’anno è quella delle dimissioni del patron Gianmarco Mazzi, uno che dice di avere esaurito le idee. Meno male. Speriamo che chi gli succeda faccia le dovute considerazioni su un televoto ammazza qualità e soprattutto sul modo di selezionare le canzoni presenti al Festival. Non è un mistero che Mazzi agiva per categorie con la sua pretesa di accontentare tutte le fasce di pubblico. Ogni anno c’erano sempre un gruppo rock alternativo (Marlene Kuntz, La Crus, Afterhours…), un cantautore moderno ed estroso (Bersani, Tricarico, Cristicchi, Silvestri…), un duetto uomo-donna (Bertè-D’Alessio come l’anno scorso c’erano Barbarossa-Del Rio…), un cantante proveniente da X Factor (Noemi, Nathalie, Mengoni…), uno proveniente da Amici (Emma, Scanu, Carta…), un rappresentante della vecchia guardia (Matia Bazar, Patty Pravo, Toto Cutugno… con Al Bano che fa storia a sè perché ancora molto popolare), un artista con un brano in dialetto o vicino alla tradizione folk (Van De Sfroos, Nino D’Angelo… quest’anno c’era Carone con Lucio Dalla con “Nanì” che certe atmosfere le sfiorava ripetutamente)… e così via. Il limite di questo modo di selezionare le canzoni è evidente: tu puoi avere composto un capolavoro, ma se il tuo posto nella casellina è già occupato da un altro che magari ha un brano altrettanto valido per te non c’è posto… e magari lo devi cedere, solo per accontentare un’altra fascia di pubblico ad un “artista” che presenta una mezza schifezza. E poi le eliminazioni e i ripescaggi che a volte sembrano solo delle scuse per un ulteriore passaggio televisivo (Bertè e D’Alessio, come Valerio Scanu due anni fa, sono riusciti a cantare la loro canzone in tutte le serate del Festival).
Speriamo che l’anno prossimo cambino in meglio molte cose e che (lo diciamo da tempo) le canzoni tornino definitivamente al centro dello spettacolo. Certo per far questo bisognerebbe ridurre lo spazio concesso ad ospiti prestigiosi come Celentano. Non voglio entrare nel merito della sua partecipazione ma è certo che, nella serata di martedì un’ora dedicata a Celentano è sembrata davvero troppa. Oltre tutto a un ritmo lentissimo (Adriano ma tu non eri rock?) che non ha aiutato Gianni Morandi che proprio non è un prodigio di velocità. Gianni è simpatico, interagisce bene con gli artisti (si vede che c’è una stima reciproca), riesce meno bene a fare la spalla agli ospiti e non ama definirsi un presentatore. Giusto. Fondamentale allora il ruolo di chi gli sta attorno. Vediamo: Rocco Papaleo ha sicuramente talento ed è stato una buona scelta, anche se con testi migliori si ha la sensazione che potrebbe migliorare ancora. Ivana Mrazova è stata una scelta azzeccata. Bellissima e dotata di classe. Luca e Paolo inguardabili: hanno cominciato con un errore di grammatica televisiva (non puoi vestirti elegante per rispetto nei confronti del pubblico e infarcire il tuo monologo di apertura del Festival con una sequela di parolacce come raramente si era sentito a Sanremo e mai in apertura). Eppure hanno la battuta pronta e tengono bene il palco. Belen Rodriguez e Elisabetta Canalis hanno fatto il loro dovere. Geppi Cucciari nella serata finale si è distinta per essere stata spiritosa senza ricorrere al turpiloquio. Una cosa che un po’ tutti avevano in comune: la costante presa in giro nei confronti di Morandi, che è stato allo scherzo, però certo un monumento della canzone italiana come lui… forse si poteva evitare.
Ma andiamo alle canzoni. Livello non eccelso quest’anno, sicuramente inferiore a quello dello scorso anno. Le cose positive: Arisa ha dimostrato per quanti non se ne fossero ancora accorti di essere una cantante di tutto rispetto e aveva anche la canzone giusta (ah, se l’avesse avuta Gigliola Cinquetti ai tempi invece di certe sciocchezze…). Inizialmente era anche al primo posto. Allora come mai la sua “La notte” non ha vinto? Probabilmente è stata danneggiata dal Golden Share che ha inserito nel gruppo dei primi tre Noemi al posto della coppia D’Alessio-Bertè. Sono convinto che parte dei voti mancati ad Arisa per il rush finale siano andati a Noemi, mentre la coppia avrebbe sottratto voti a Emma.
Anche Francesco Renga si è riscattato dopo qualche prova opaca ed è stato di una bravura quasi esagerata, dimostrando di poter cantare davvero quello che vuole. “La tua bellezza” tornava a climi più rock rispetto alle sue recenti cose. Superiori alle attese Dolcenera e la coppia Pierdavide Carone-Lucio Dalla mentre mi aspettavo di più da Samuele Bersani (pur premiato dalla critica). Trovo la sua “Un pallone” musicalmente poco memorabile. Intenso Eugenio Finardi con un look da vecchio guru e per la prima volta da interprete e non da autore al Festival. Infine i Marlene Kuntz con un pezzo decisamente inadatto per Sanremo, ma interessante, si sono presi una rivincita duettando con la leggenda Patti Smith a cui è andato il premio per il miglior duetto internazionale con l’interpretazione della versione inglese di “Impressioni di settembre” della Pfm (un momento di pura poesia).
Noemi aveva una canzone ripetitiva fino a dire basta, il duo Bertè-D’Alessio si teneva a galla grazie alla cantante calabra (quando si decideranno a portare Gigi D’Alessio a un corso di dizione?), Nina Zilli (che rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest) continua a scrivere e cantare canzoni retrò nella peggiore tradizione melodica italiana e lo stesso hanno fatto i Matia Bazar con una melodia fin troppo risaputa. Infine Irene Fornaciari e Chiara Civello. La prima non ha lasciato molte tracce ma ha conosciuto Brian May, la seconda, brava cantante jazz, al Festival mi è sembrata un pesce fuor d’acqua come anni fa la pluriripetente Nicky Nicolai. Ennesimo tentativo di Mazzi di accontentare il pubblico del jazz (!?!)….

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Dario, concordo su tutta la linea... e la pretesa di accontentare tutte le fasce di pubblico è un virus pernicioso che nel tempo ha infettato gran parte del mondo dello spettacolo: una trentina d'anni fa ne parlavamo riguardo alle radio!

Fabrizio

21/02/2012 00:33:39


Bravissimo !!!!!!! Esauriente disamina e giudizi azzeccati che condivido in pieno. Peccato non avere visto Arisa vincere, alla fine pensavo che ce l'avrebbe fatta. Pazienza, magari l'anno prossimo andrà meglio.

delia

20/02/2012 22:54:51


Dario,bell'articolo concordo pienamente su tutto ciò che hai detto.

Federico

20/02/2012 22:30:48


Dario,bell'articolo concordo pienamente su tutto ciò che hai detto.

Federico

20/02/2012 22:30:12


 
 

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