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12 novembre 2013

A SCUOLA DI ROCK 6 - R.E.M.

di Dario Cordovana



Se non fosse stato per i R.E.M. in America e gli Smiths in Inghilterra forse staremmo ancora a trastullarci con i sintetizzatori. Nei primi anni ottanta chi non aveva una tastiera in formazione era considerato vecchio e fuori moda. Poi l’ep “Chronic Town” e poco dopo l’esordio a lunga durata “Murmur” da parte di un gruppo uscito dalle viscere degli Stati Uniti, indicarono che c’era un’altra strada da poter seguire. Si tornava alle chitarre, le chitarre dei Byrds e dei gruppi affini degli anni sessanta, ma con un suono aggiornato alla luce di ciò che era successo dopo (il punk).
In quel primo album già i R.E.M. hanno trovato il loro suono. Che si tratti di pezzi movimentati (“Radio Free Europe”, già pubblicata come singolo a inizio carriera), o più riflessivi (“Perfect Circle”), tutti concorrono a formare un mosaico entusiasmante e giustamente esaltato dalla critica dell’epoca.
Un anno più tardi i R.E.M. replicano con quasi analoga efficacia con “Reckoning”, ma per il terzo album ecco la mossa a sorpresa: trasferimento a Londra per farsi produrre dal leggendario Joe Boyd, colui che per primo aveva creduto nei Pink Floyd, nei Fairport Convention, in Nick Drake, e che pur essendo americano, ha ormai eletto l’Inghilterra come patria di adozione. Purtroppo non tutte le ciambelle riescono col buco e “Fables Of The Reconstruction”, pur essendo di buon livello, non lascia contenti i nostri. Cambio di rotta allora e “Life’s Rich Pageant” torna a un suono più aggressivo ed immediato. Al suo interno “Fall On Me” li fa conoscere a un pubblico più vasto.
“Document” è l’ultimo album registrato per l’etichetta indipendente I.R.S. e contiene due pezzi storici: il tour de force “It’s The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine)”, poi ripreso dal nostro Ligabue, e “The One I Love”. A questo punto la loro popolarità è così in ascesa che Stipe, Buck, Mills e Berry riescono a strappare un contratto faraonico alla WEA. Dopo l’interlocutorio “Green” (che contiene la perla “World Leader Pretend”) e dopo anni di concerti i R.E.M. interrompono l’attività live in coincidenza con i due album chiave della loro carriera: “Out Of Time” (con “Losing My Religion”) e il più acustico “Automatic For The People” (che contiene tra le altre “Everybody Hurts” e “Man On The Moon”). Il riscontro è enorme, per quelli che in fondo sono album che coniugano una moderata sperimentazione (il chitarrista Peter Buck utilizza spesso il mandolino) con quello che è lo stile classico del gruppo.
Al suono acustico di “Automatic For The People” i R.E.M. torneranno spesso nella loro carriera, ma al momento c’è l’urgenza di tornare alle chitarre elettriche e questo porta a “Monster”, che vede la band tornare all’attività live. Di quei tempi è anche una data in Sicilia, a Catania, grazie all’amicizia col compianto Francesco Virlinzi e con i semi-esordienti Radiohead a supporto. Nel corso del tour verranno provati dei nuovi brani, che poi andranno a far parte dell’album “New Adventures in Hi-Fi”, l’ultimo con il batterista Bill Berry che lascia anche per problemi di salute (aveva subito un aneurisma qualche tempo prima).
L’abbandono di Berry mette in crisi il gruppo. Bill non era solo depositario della ritmica all’interno del gruppo, ma era responsabile anche di molte idee musicali e soprattutto era quello che aveva il fiuto. Sapeva dire cosa funzionava in un pezzo e cosa non andava bene. “New Adventures in Hi-Fi”, pur essendo forse un po’ troppo lungo, testimonia l’ottima vena del gruppo, che in “E-bow The Letter” si avvale della partecipazione di Patti Smith.
Voltata pagina la band decide di andare avanti senza reclutare un batterista fisso. Il risultato è l’album “Up”, che permette al gruppo qualche sperimentazione elettronica in un suono tornato ad essere più acustico. E’ praticamente l’ultimo risultato rilevante dei R.E.M. Ci sono ancora quattro album e qualche singolo (menzione speciale per la bellissima “The Great Beyond”). “Reveal” è un po’ leggerino e sa di già sentito, “Around The Sun”, maltrattato dalla critica, trova una band a tratti svogliata, “Accelerate” è un ritorno al rock con poca ispirazione e “Collapse Into Now” è un buon congedo senza troppi sussulti. E’ il 2011 e i R.E.M. decidono di piantarla lì.
E dopo? Michael Stipe ha al momento escluso un suo album solista (“Sembrerebbe troppo R.E.M.”), di Mike Mills non ci sono notizie, il più attivo di tutti è Peter Buck, che nei momenti in cui non è stato impegnato a suonare con altra gente (da menzionare tre album nella formazione dei Venus 3 con Robyn Hitchcock), a trovato il tempo di fare uscire un album in cui raccoglie tutte le sue influenze, un album uscito in sordina e in un limitato numero di copie, come se il chitarrista non volesse eccessivamente disturbare…

Tre album da avere: Murmur, Automatic For The People, New Adventures In Hi-Fi.

Un album da evitare: Reveal.


Everybody Hurts
(R.E.M.)

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