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24 febbraio 2014

SANREMO 2014, IL GIORNO DOPO

di Dario Cordovana



Curioso come alla fine il Festival della bellezza non sia sembrato un bel Festival a quasi tutti quelli che lo hanno commentato. In tutte le trasmissioni ad esso dedicato è stato un fuoco di fila di critiche, anche al di là degli stessi demeriti della manifestazione. Certo i bis non sono mai facili: nel 2000 Fabio Fazio, chiamato per la seconda volta consecutiva alla conduzione, aveva cambiato molti degli ingredienti, e però non aveva alla fine fatti contenti tutti. Stavolta ha riproposto quasi tutto e c’è stata la netta crisi di ascolti: ma noi Italiani non siamo mai contenti però!
La sensazione è stata che molte parti del Festival fossero state provate e progettate poco, a cominciare dall’intervento di Laetitia Casta, che di professione fa la modella e che quindi già pone problemi su quello che può fare una volta invitata in trasmissione. Forse era meglio farla intervenire dopo, puntando magari prima su qualche nome collaudato (anche la Carrà andava bene) per guadagnare fiducia e credibilità da parte del pubblico. Così invece è stata subito una corsa in salita.
Per quanto riguarda le canzoni il livello era sostanzialmente buono nella prima serata, ma nella seconda si è rischiato l’abbiocco in più di un momento: colpa di una errata distribuzione dei cantanti nelle due serate. Che ci fanno due cantanti abbastanza simili come Renga e Sarcina nella seconda serata? Non sarebbe stato meglio piazzarne uno nella prima?
Ad ogni modo è stato il meccanismo delle due canzoni da presentare a mostrare tutte le sue pecche. In Inghilterra c’è un giochino molto popolare che si chiama “What… if?”… cioè cosa sarebbe successo se fossero passate le canzoni escluse? Arisa avrebbe avuto una canzone adatta alla sua voce e che ne avrebbe messo in risalto le indubbie doti interpretative, invece di quella banale canzonetta che piacerà tanto alle dodicenni, ma che avrebbe potuto cantare chiunque. Gualazzi non avrebbe fatto ballare nessuno, ma avrebbe lasciato comunque una traccia indelebile in questa edizione con il gospel-soul di “Tanto ci sei”. Antonella Ruggiero, mantenendo una qualità elevata, avrebbe caratterizzato maggiormente la sua presenza con un pezzo ancor più raffinato. Per non parlare di Cristiano De Andrè, che è piaciuto a tutti ed è stato pluripremiato per un brano “invisibile” come il suo titolo.
Insomma che sia il televoto o la sala stampa a scegliere, non è facile valutare due pezzi con un solo ascolto, e così molti optano per quello più facile, castrando alla base le possibilità del Festival di dire qualcosa di nuovo. Allora se il motivo originale della doppia proposta era quello di dare più spazio ai cantanti per esprimere la loro personalità, perché non dare a loro stessi la possibilità di scegliere il brano su cui puntare, dopo averli fatti ascoltare entrambi? Solo allora si farebbe partire la gara. Ma chissà, forse chi farà il Festival l’anno prossimo tornerà alla canzone singola.
Quello che è sembrato più alto è stato invece il livello dei giovani, alcuni dei quali sono sembrati realmente promettenti (ci piace segnalare The Niro alla sua prima esperienza in lingua italiana), ma ancora una volta ingiustamente penalizzati dall’orario in cui partiva la loro gara. Fazio però ha posto rimedio a tutto ciò, e dopo aver fatto esibire i giovani dopo la mezzanotte, per la serata finale li ha risarciti richiamandoli in scena a cantare il ritornello della loro canzone all’una meno un quarto.
Ma non bisogna essere troppo cattivi con Fazio e la Littizzetto (un po’ meno scoppiettante rispetto all’anno precedente). Ci hanno assicurato degli ospiti di primo livello (mi basterebbe il nome di Yusuf Cat Stevens per essere contento), mentre gli anni precedenti a quest’ora parlavamo dell’ultima boy band. Hanno avuto il coraggio, talvolta eccedendo, di portare un po’ di cultura al Festival (due anni fa parlavamo della foca di Rocco Papaleo, ha fatto notare qualcuno). E soprattutto nessuno degli artisti in gara era di infimo livello. Sia lode per questo a Mauro Pagani e ricordiamoci che nel 2009 la terna finale prevedeva Marco Carta, Povia (che cantava “Luca era Gay”) e Sal Da Vinci. Come a dire: di che morte volete morire?

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Ieri a "Che tempo che fa" lo stesso Fabio Fazio, pur rivendicando le sue scelte, ha ammesso che quest'anno ha avuto meno tempo da dedicare al Festival, visto che il suo programma la domenica si è allungato fino alle 22.30 e lo impegna di più.

Dario C.

24/02/2014 21:35:52


Bravo Dario, lucida e perfetta interpretazione del festival di Sanremo edizione 2014. Sono d'accordo su tutto ma penso che questa edizione sia stata penalizzata dal fatto di somigliare troppo a quella dell'anno scorso......La gente ha sempre bisogno di novità più che di qualità e stavolta è mancata la sorpresa. Le canzoni dell'anno scorso erano migliori anche se appena un anno prima il livello era davvero basso, molto basso. Accontentiamoci, Arisa è sempre meglio di Marco Carta e gli ospiti erano davvero emozionanti.

delia

24/02/2014 20:22:58


 
 

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