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21 gennaio 2016

A SCUOLA DI ROCK 26 - BYRDS

di Dario Cordovana



A Los Angeles, nei primi anni sessanta, Jim McGuinn, Gene Clark e David Crosby fanno parte dei Jetset (attenzione, ho detto dei, non DEL). A loro si uniscono il bassista Chris Hillman e il batterista Michael Clarke (che sembra un sosia di Brian Jones dei Rolling Stones). Sono, come molti dei loro coetanei, affascinati da questo nuovo suono che viene dall’Inghilterra dei Beatles, e in loro onore cambiano il loro nome in Byrds (cioè “uccelli”, ma con il vezzo di mettere la “y” al posto della “i”, come i Beatles avevano la “a” al posto della “e”).
Insieme incidono dei demo che procurarono loro un contratto con la Columbia. A quel punto, visto che tra i loro pezzi c’è una cover di “Mr.Tambourine Man” di Bob Dylan suonata “alla Beatles”, il loro manager propone loro di lavorarci sopra e rifinire quegli arrangiamenti. E’ una mossa che cambierà non poco il corso della musica: alleggerita di qualche strofa, con strumenti elettrici e trasformata quasi in canzone “pop”, il brano arriva al numero uno delle classifiche nelle due sponde dell’Atlantico, e dà praticamente inizio a una serie di rivoluzioni le cui conseguenze principali sono la nascita del folk-rock e l’infatuazione dello stesso Dylan, fino ad allora menestrello acustico, per gli strumenti elettrici. Poco importa che nel brano solo McGuinn suonerà, gli altri sostituiti da abili turnisti, i Byrds avranno modo di esprimere nel loro primo album il loro valore come musicisti.
Fin da subito è Gene Clark a emergere come compositore, i suoi brani hanno una marcia in più e nulla da invidiare alle contemporanee creazioni dei neo-baronetti di Liverpool. Il gruppo per altro, bissa il successo del primo album con il nuovo singolo “Turn! Turn! Turn!”, addirittura dal repertorio di Pete Seeger. Dopo un secondo fortunato album però Gene Clark abbandona il gruppo, a causa della sua paura di volare (e per un uccello, capirete, si tratta di un fatto piuttosto grave). Al di là di questa motivazione ufficiale, i rapporti tra di lui e il resto della band si erano fatti un po’ tesi, ma Clark farà in tempo  a lasciare il suo marchio su “Eight Miles High”, il nuovo singolo, che allargherà gli orizzonti della band verso una musica più ipnotica che verrà chiamata “rock psichedelico”. Il terzo album del gruppo, “5th Dimension”, è così un album di assestamento, con McGuinn e Crosby che cominciano ad emergere come compositori.
Il gruppo si riprende bene con “Younger Than Yesterday”, introdotto dal singolo “So You Want To Be A Rock’n’Roll Star”, anche grazie a Chris Hillman, finalmente all’altezza degli altri anche sotto il profilo compositivo, Ma è David Crosby a fare passi da gigante: “Everybody’s Been Burned” è considerata una delle sue più belle composizioni e il chitarrista ambisce ad un maggiore controllo sul gruppo. La cosa tuttavia non piace agli altri che poco cerimoniosamente gli mostrano la porta. Crosby però fa in tempo a partecipare in qualche modo al bellissimo “The Notorious Byrd Brother”, uscito all’inizio del 1968, e che si avvale anche in parte della collaborazione di Gene Clark, rientrato nel gruppo al posto di Crosby per tre settimane, prima che la sua paura di volare riprenda a essere un problema.
A questo punto entra a far parte dei Byrds il chitarrista Gram Parsons, che dirige il sound del gruppo verso territori molto vicini alla country music. La brusca sterzata, felice dal punto di vista artistico, non è però assorbita senza problemi. Si parla di frizioni tra McGuinn e lo stesso Parsons, che già in agosto, all’uscita dell’album “Sweetheart Of The Rodeo” avrà lasciato il gruppo. L’album venderà meno dei precedenti, guardato con sospetto dal vecchio pubblico che non gradisce la svolta, e dal nuovo, sempre diffidente nei confronti dei “capelloni”.
Con l’uscita di Gram Parsons finisce il periodo più interessante dei Byrds, che anche a livello di formazione sono molto cambiati: Hillman ha seguito Parsons nel nuovo progetto dei Flying Burrito Brothers, mentre Michael Clarke era partito anche prima. Ora alla batteria c’è Gene Parsons e c’è anche un nuovo chitarrista, il bravo Clarence White, con John York al basso. E’ McGuinn (che ha cambiato il suo primo nome in Roger) a tenere le fila di questo gruppo, che se dal vivo guadagna dall’intesa tra le due chitarre di McGuinn e White, in studio comincia a perdere colpi con album meno interessanti, anche se in essi sono presenti occasionali gemme come “The Ballad Of Easy Rider”, scritta da Roger McGuinn per il relativo film. Degli album di questo periodo il migliore è probabilmente il doppio “(Untitled)” che contribuisce a riportare un po’ più in alto nelle classifiche il gruppo.
Dopo un altro paio di album poco ispirati (l’ultimo, “Farther Along”, pubblicato nel novembre 1971),  i Byrds passeranno il 1972 in tour registrando qualcosa, ma senza pubblicare alcunché. Poi nel 1973 McGuinn scioglierà la formazione e riunirà i cinque Byrds originari per un omonimo album, al di sotto delle attese, un album piacevole, ma che manca di unità, pur risultando un buon successo commerciale. Le recensioni largamente negative della stampa saranno strumentali nel causare la fine definitiva dei Byrds. McGuinn, Clark e Hillman avranno ancora modo di collaborare insieme per un paio di album non indimenticabili alla fine degli anni settanta, ma la vera eredità del gruppo verrà lasciata a tutti quelli che si abbevereranno al suono Byrds nei decenni successivi: Tom Petty, i R.E.M., gli Smiths, ecc. ecc. ecc. e poi ancora ecc…..

3 album da avere: Mr.Tambourine Man, Younger Than Yesterday, The Notorious Byrd Brother.

1 album da evitare: Byrdmaniax.

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