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4 ottobre 2016

A SCUOLA DI ROCK 30 - STEVIE WONDER

di Dario Cordovana



Stevie Wonder non ha certo avuto un’infanzia molto felice. Già cieco praticamente dalla nascita, all’età di quattro anni si trasferì con la madre a Detroit e quindi così abbandonando il padre e la nativa Saginaw nel Michigan. Era per così dire un bimbo prodigio, visto che già in tenera età aveva cominciato a suonare vari strumenti tra cui il piano e l’armonica.
Destinato a bruciare le tappe il piccolo Stevie firma un contratto con l’etichetta Motown e a soli 12 anni ottiene un grosso successo con “Fingertips”, brano registrato dal vivo in cui il piccolo consumato interprete aizza il pubblico a seguirlo. Il pezzo era tra l’altro tratto da un intero album registrato in concerto e giustifica l’appellativo di “Wonder” (meraviglia) dato per nome d’arte a Little Stevie.
Negli anni sessanta Stevie Wonder sarà uno degli assi della scuderia Motown insieme ai Four Tops, ai Temptations, alle Supremes, a Marvin Gaye, ai Miracles di Smokey Robinson e altra bella gente che ha reso celebre questa etichetta discografica. “Uptight (Everything’s Alright)” lo riporta al numero uno delle classifiche nel 1966 ed è un successo importante per Wonder, visto che da “Fingertips” erano passati ormai tre anni, a quell’epoca un periodo piuttosto lungo per rimanere senza un hit.
La prima maturazione si ha dal 1968, con una serie di pezzi storici come “I Was Made To Love Her”, “A Place In The Sun”, “For Once In My Life”, “Signed, Sealed, Delivered, I’m Yours”, per nominarne solo alcuni. In quel periodo è popolare anche in Italia con versioni in italiano di alcuni suoi successi (“A Place In The Sun” diventerà “Il sole è di tutti”). Nel 1969 prenderà parte, senza molta fortuna, al Festival di Sanremo.
La svolta si ha però negli anni settanta. Nel 1972 Stevie Wonder, ormai ventiduenne, pubblica  “Music Of My Mind” che è il primo album ad esser pensato come tale e non come una raccolta di singoli. Ancor più significativo pochi mesi dopo  è “Talking Book” che contiene la celebre “Superstition”, ma è impossibile non citare anche la melodica “You Are The Sunshine Of My Life”. Meno di un anno è “Innervisions” testimonia la completa maturazione e crescita creativa del musicista. “Living For The City”, “Higher Ground”, “Don’t You Worry ‘Bout A Thing” sono i pezzi di maggior impatto di un album splendido.
Malgrado un incidente stradale l’attività di Stevie non rallenta più di tanto e nel 1974 è la volta di “Fulfillingness’ First Finale”, altro grande successo con “You Haven’t Done Nothing” e “Boogie On Reggae Woman”, un album che fa incetta di premi e riconoscimenti.
Il culmine di questo processo di crescita è unanimemente considerato il doppio “Songs In The Key Of Life”, uscito nel 1976. Un’opera che riassume una carriera che incorpora un’infinità di stili diversi. I classici non mancano, da “Isn’t She Lovely” a “Sir Duke”, da “I Wish”a “Joy Inside My Tears”, da “Pastime Paradise” a “Saturn”, davvero un forziere pieno di gemme.
Cosa far seguire a un capolavoro del genere? Stevie Wonder si pone il problema e con una vena un po’ prosciugata attende tre anni prima di pubblicare “Journey Through The Secret Life Of Plants”, controversa colonna sonora che riceve recensioni contrastanti: per alcuni è eccessivamente ambiziosa, per altri coraggiosa. Le vendite, se paragonate ai successi precedenti, risultano deludenti e così quando il successivo “Hotter Than July”, che mostra il nuovo interesse di Wonder per il reggae, viene ben accolto, l’artista può tirare un sospiro di sollievo.
Negli anni ottanta ci sarà ancora il grande successo della colonna sonora di “The Woman In Red”, con il mega-hit alla melassa “I Just Called To Say I Love You” e l’album, ancora ben accolto, “In Square Circle”. L’impressione è che però l’artista abbia già dato il meglio di sé e l’album “Characters” non fa nulla per smentirla. Tra l’altro anche le vendite cominciano a calare.
Per trovare uno Stevie Wonder in buona forma bisognerà attendere il 1995 e l’album “Conversation Peace”, al quale seguirà nello stesso anno, un album dal vivo, “Natural Wonder”. Poi una nuova lunga pausa discografica, fino al 2005 con un “A Time To Love” che nulla aggiunge alla gloria del personaggio.
Nel 2015 Stevie Wonder porta in tour la sua opera più classica, “Songs In The Key Of Life”: un modo di affrontare il futuro guardando al meglio del proprio passato …

3 album da avere: Talking Book, Innervisions, Songs In The Key Of Life.

1 album da evitare: Characters.

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