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6 aprile 2017

A SCUOLA DI ROCK 33 - TALKING HEADS

di Dario Cordovana



Il 1975 è uno strano anno per la musica rock. In Inghilterra il genere prog-rock ha ormai esaurito la sua forza, in America si pensa più a ballare (sono gli anni della disco music), che a suonare. In realtà qualcosa si muove sottotraccia. E’ l’anno di “Horses” di Patti Smith, un album che combina musica e poesia.
Sempre in quell’anno, a New York, tre studenti compagni di scuola cominciano a fare musica insieme; si chiamano David Byrne, Chris Frantz e Tina Weymouth. Il nome che si scelgono è Talking Heads e il loro esordio dal vivo è al CBGB dove accompagnano i Ramones. Dopo aver preparato un demo ed essere stati rifiutati dalla CBS, vengono infine messi sotto contratto dalla Sire per la quale producono un 45 giri, “Love goes to a building on fire”, che non riscuote successo. Dopo l’inserimento in formazione del chitarrista Jerry Harrison, proveniente dai Modern Lovers,
è  invece il primo album, “Talking Heads:77” ad imporli all’attenzione di critica e pubblico, grazie anche all’incalzante “Psycho Killer”.
Per il secondo album intitolato “More Songs About Buildings and Food”, i nostri si affidano alla produzione di Brian Eno, conosciuto durante un tour in Inghilterra. Eno e Byrne si intendono subito alla perfezione e la musica del gruppo diventa un coacervo di stili: la new wave si mischia al funk psichedelico e al funk-rock, con successo crescente.
La sperimentazione continua con ottimi risultati con il seguente “Fear of Music”. L’ansia di sperimentazione di Eno e Byrne trova sfogo nel progetto a due “My Life in The Bush of Ghosts”, che verrà pubblicato dopo il successivo album del gruppo, il celebratissimo “Remain in Light”, che testimonia dell’interesse di David Byrne in particolare verso la World Music. Il singolo trainante, “Once in a Lifetime”, entrerà nella Top 20 inglese (gli americani si sintonizzeranno più tardi).
Con la stampa specializzata in adorazione il gruppo si prende una pausa per dare sfogo ai progetti solisti. Detto della collaborazione tra Byrne e Eno, il duo della sezione ritmica Frantz-Weymouth opta per un divertissement chiamato Tom Tom Club, i cui successi, “Wordy Rappinghood” e “The Genius Of Love” vengono accompagnati da divertenti video a cartoni animati, in un periodo di grande boom di codesto mezzo espressivo. Anche Jerry Harrison ne approfitta per dare alle stampe il suo album solista “The Red and the Black”.
Per tre anni le uniche notizie dei Talking Heads le dà la pubblicazione dell’album dal vivo “The Name of This Band Is Talking Heads”. Poi finalmente nel 1983 il grande ritorno con l’autoprodotto “Speaking in Tongues”, con il singolo “Burning Down The House”, che, grazie alla sua attitudine danzereccia permette alla band di raggiungere la Top 10 delle classifiche americane per la prima volta.
L’album successivo, “Little Creatures”, torna a formule musicali più semplici ed ottiene  grande successo grazie a “Road To Nowhere” e relativo video (dove si vede David Byrne che apparentemente corre per rimanere sempre nello stesso punto di partenza).
Nel 1986 David Byrne dirige un film intitolato “True Stories”, la cui colonna sonora (cantata dagli attori) non viene pubblicata. In sostituzione i Talking Heads pubblicano un album dallo stesso titolo con le loro interpretazioni dei brani del film. Il brano portante, “Wild Wild Life” è un nuovo successo, anche se l’album mostra qualche momento di stanca. Il gruppo sembra sempre più una creatura soggetta al volere di David Byrne, il quale comincia a sentirsi limitato dalla gabbia offertagli dallo stare in una band.
Alla fine l’album “Naked” del 1988 risulterà l’ultimo per i Talking Heads. E’ un album minore, anche se impreziosito dalla presenza di qualche ospite come Johnny Marr (appena uscito dall’esperienza Smiths), Mory Kanté e Kirsty MacColl. Subito dopo il gruppo si mette in pausa. I talking Heads annunceranno il loro scioglimento solo nel 1991, dopo aver partecipato alla colonna sonora del film di Wim Wenders “Until the End of the World”, con il brano “Sex and Violins”, che resta la loro ultima pubblicazione in assoluto. David Byrne pubblicherà più o meno interessanti lavori solisti, il duo ritmico tornerà (con esiti sempre decrescenti) ai Tom Tom Club e Jerry Harrison continuerà in proprio finché…
Finché nel 1996 il gruppo meno Byrne non si rimette insieme senza il benestare del cantante solista, che impedisce loro di usare il nome del gruppo. I tre optano spiritosamente per un album intitolato “No Talking, Just Heads” a nome The Heads, impiegando alla voce svariati ospiti. L’esperienza non riscuote lo sperato successo e la vita degli Heads si chiude qui. Meglio così…

3 album da avere: 77, Fear of Music, Remain in Light.

1 album da avere per ultimo: Naked.

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