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6 maggio 2008

Anna Bolena al teatro Massimo

di Zorrykid



Lo scorso mese di aprile è andata in scena al Teatro Massimo “Anna Bolena” di Gaetano Donizetti. Si tratta di una delle 2500 opere realizzate dal prolifico compositore bergamasco, che proprio per la tale sua “bulimia” produttiva e l’inevitabile spesso non elevata qualità delle sue composizioni fu soprannominato, all’epoca, Gaetano Dozzinetti.
Un po’ come accadeva con i film di Franco e Ciccio di una volta … quando sull’onda del successo, negli anni ’60, il duo comico palermitano sfornava tre quattro film all’anno nei quali c’era da pigliare sì e no un 10 %.
Beninteso non è questo il caso di Anna Bolena, opera per larghi tratti di alto livello e, tra l’altro, assolutamente massacrante per il soprano che alla fine si riduce, come suol dirsi, come una pezza da piedi. Certo però un buon 40 % dell’opera potrebbe tranquillamente essere eliminato a mio, modestissimo (forse musicalmente blasfemo) parere.
In effetti non sono un grande fan di Donizzetti, per cui il mio giudizio può essere un po’ viziato in partenza, devo riconoscere però che vi sono alcuni brani dell’opera che meritano sicuramente di essere ricordati.
Una su tutte la “scena della pazzia”, quando la povera, ormai ex, regina, ripudiata da quel farabutto fimminaro di Enrico VIII, nel frattempo invaghitosi per l’ennesima volta di una “squinzia” di corte (Giovanna Seymour), in attesa dell’inevitabile, crudele, fine cui è stata condannata (decapitazione, tanto per essere chiari), col pretesto di un suo presunto tradimento con la fiamma di un tempo (Lord Percy), impazzisce ed in preda ad una visione immagina il matrimonio del Re con Giovanna.
Questa scena è stata veramente commovente con una Mariella Devia (Anna Bolena) assolutamente strepitosa a dispetto dei 60 anni appena compiuti.
Del resto la Devia è veramente la migliore del mondo, secondo me, nel genere “scene della pazzia”, uno dei suoi cavalli di battaglia è infatti l’analoga scena della Lucia di Lammermoor (ancora più bella e famosa).
L’abilità tecnica della grande cantante infatti, oltre alla voce ancora integra (se si eccettua il volume, un po’ più basso di qualche anno fa) sono evidenziate da una partitura di una difficoltà pazzesca, sia per complessità che per lunghezza, per non parlare della difficoltà interpretativa.
Insomma un vero godimento.
Ottima la prestazione del basso che impersonava il Re Enrico VIII, Giacomo Prestia (interprete prevalentemente verdiano ormai molto quotato e presente nelle produzioni dei più importanti teatri del mondo) che ha dato buona dimostrazione di sé sia dal punto di vista vocale che come presenza scenica.
Discreto il tenore, Lord Percy, impersonato da Fernando Portari,.
Ottima invece la squinzia di corte ... pardon ... Giovanna Seymour, interpretata dal mezzosoprano Laura Polverelli, cantante senese che ha dimostrato, pur molto giovane (sebbene già affermata), buone doti di cantante ed attrice (è anche abbastanza carina, il che non guasta di certo).
Molto belle anche le scene (almeno ... a me sono piaciute) montate su una piattaforma girevole e con degli sfondi spesso molto suggestivi: particolare la scena in cui il Re e la Regina si incontrano nel corso di una nevicata (molto ben resa).
Non mi ha convinto più di tanto la regia, molto spesso un po’ statica: nella scena appena descritta, ad esempio, peraltro esteticamente molto bella, i due personaggi stanno immobili a guardarsi per almeno dieci minuti in groppa a due cavalli (finti, ovviamente ...).
Buona la direzione del maestro Marco Guidarini, e più che dignitosa la prestazione dell'orchestra, forse ancora un po' distratta dalle interminabili vicende sindacali.
Complessivamente comunque una buona produzione illuminata dalla solare presenza della immensa Mariella Devia: la sua sola presenza valeva il prezzo del biglietto!
Alla prossima.

Finale del II atto di "Anna Bolena" al Teatro Massimo


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