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17 giugno 2008

Gianni Schicchi - Truffaldino a fin di bene!

di Zorrykid



E’ andato “in onda” qualche settimana fa, al Teatro Massimo di Palermo, il c.d. “Trittico” di Puccini.
Si tratta di tre atti unici del celebre musicista toscano composti per essere rappresentati nella stessa serata (anche se non necessariamente).
Le tre opere che lo compongono sono molto diverse tra loro, o meglio, le prime due - Il Tabarro e Suor Angelica - pur trattando argomenti diversi, sono entrambe abbastanza cupe, per non dire “picchiuse” (per i non siciliani: “tristi”), la terza invece - Gianni Schicchi - basata su un personaggio realmente esistito, citato perfino da Dante nella Divina Commedia (canto XXX dell’Inferno) è un’opera comica e quindi, se ben realizzata (come in questo caso), assai godibile e divertente.
Per non tediarvi troppo mi soffermo soltanto su quest’ultima, che tra l’altro è quella che preferisco.
Narra la vicenda di un simpatico truffaldino della Firenze del ‘200 (Gianni Schicchi) chiamato dai parenti di un nobile appena defunto (tale Buoso Donati) per cercare di rimediare alla circostanza che questi, al contrario di quanto auspicato dai suddetti parenti, ha lasciato tutto al convento dei frati, senza minimamente prenderli in considerazione.
Con grande furbizia Gianni Schicchi, padre della dolce Lauretta (fidanzata di uno dei parenti di Buoso) dopo aver convinto gli eredi, prende il posto del defunto Buoso (fingendosi ancora in vita) e detta quindi al notaio, chiamato per l’occasione, un nuovo (falso) testamento.
Il furbastro però, invece di disporre (come promesso) a favore dei parenti lascia tutto (o quasi) a sé stesso.
A quel punto i parenti sono incastrati: per non autoaccusarsi di truffa sono costretti a stare zitti e Gianni Schicchi trionfa alla faccia loro.
Rivolgendosi direttamente al pubblico, in chiusura d’opera, Schicchi ammette di avere agito disonestamente ma ... lo ha fatto per un nobile fine (si fa per dire) consentire il matrimonio della figlia Lauretta con una buona dote.
Questa, più o meno, la trama.
Dal punto di vista musicale (e anche teatrale) l’opera, come dicevo prima, è assolutamente godibile e, come ha fatto notare qualche critico, ricorda (e forse si ispira a) un’altra celebre opera comica (l’unica peraltro) di un certo Verdi: Falstaff.
I personaggi sono abbastanza simili (anche vocalmente: sono due baritoni/bassi) e il ritmo dell’opera è lo stesso. Puccini evidentemente pur dichiarandosi un grande ammiratore di Wagner apprezzava molto anche il grande Cigno di Busseto, ed in effetti, soprattutto per quanto concerne il senso del teatro, i due giganti della musica operistica italiana sono molto simili.
L’opera per loro non è soltanto un fatto musicale (come accade spesso per Wagner) ma anche e soprattutto “teatro”, inteso come ritmo, azione scenica, gusto della sorpresa.
Passando a cose più terra terra qualche parola va spesa per gli interpreti, soprattutto alla grande (e bella ...) interprete di Lauretta: Amarilli Nizza.
Lauretta in effetti ha una parte piccolina nell’opera ma la celebre aria “O mio babbino caro”, sebbene un po’ inflazionata dalla pubblicità, è veramente sublime (la potete ascoltare, e vedere, nel filmato sottostante).
Va detto che Amarilli Nizza è stata anche la splendida protagonista femminile delle due opere precedenti, soprattutto Suor Angelica, che sarà anche “picchiusa” ma è veramente impegnativa e in alcuni momenti molto commovente.
Un plauso anche al Gianni Schicchi di Alberto Mastromarino, il quale fa valere la sua notevole presenza scenica (dispone di una mole non indifferente) unita ad una buona dose di umorismo.
Buona anche l’orchestra diretta da Paolo Arrivabeni.
Un cenno infine alle scene e alla regia (riferite a Gianni Schicchi).
Per quanto concerne le prime va detto che si tratta di un nuovo allestimento, con una macchina scenica centrale rotante, molto particolare e con delle trovate abbastanza originali (tipo ad esempio una specie di “cassetto” all’interno del quale i parenti nascondono la salma del povero Buoso: insomma mi sono piaciute.
La regia è anch’essa non banale con movimenti e trovate che contribuiscono ad animare la vicenda scenica.
Commento finale: 7 +! Alla prossima.

Amarilli Nizza canta: "O mio babbino caro"


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Commenti lasciati per:

Gianni Schicchi - Truffaldino a fin di bene!
 

 

Secondo me 'stu Schicchi è un avo del manager di Cicciolina! Stessa pasta d'uomo.
Complimenti per il bel video. La Quattrofissa Production non è più un sogno ma ormai è realtà.

Mingo

22/06/2008 11:19:35


 
 

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