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13 marzo 2009

Desoxy-riboNucleic Acid

di Andrea Basso Sr.



Ora, dico io, non per fare polemiche che non portano in nessun posto, ma, una volta che Tu hai deciso che me ne devo scendere quaggiù, per fare il mio servizio di prova, falla completa, no? Che ci metti, Tu che puoi tutto?

 

          Chiami il tuo aiutante e gli dici:

 

          “Pietro, talè chi fai, fagli vedere i disegni, così vede come viene, ed evitiamo discorsi persi dopo. Anzi, u sai chi ti ricu? a che ci sei, fagli vedere  pure il catalogo dei DNA, che si sceglie lui quello che gli piace, che è meglio. Che se no, poi, qualunque fesseria  combini, dice che non è colpa sua, ma che si tratta di difetto di progettazione. E si allibertò. Assolto. Fagli mettere pure, di suo pugno un «Visto, si approva», con la firma leggibile, che  è pure capace di negare, e anche tre volte. E tu ne sai qualche cosa. Che mio Figlio, quando si prende questo discorso, ancora ‘un ci può paciri. Lo so che poi ti sei riscattato, sulla tua pelle, lo so. Che se no  ti terrei qui? Ma, comunque,  meno ne parliamo e meglio è.”

 

         A me, per esempio, non mi poteva fare con le sembianze ed il fascino di Richard Gere? Che mi veniva pure meglio a campare? C’era già lui e si sarebbe fatto un doppione. E  non è vero. Che quando sono arrivato io, lui non era nemmeno nella coppola  del Padre Eterno.

 

         E invece, devi prenderti quello che ti capita, a muzzu.

 

         A mio fratello, per esempio,  gli capitò un DNA in cui, come caratteristica principale, c’aveva che era strurusu. In second’ordine, c’aveva che sapeva fare tutto. Ma dico tutto. E lo faceva.

          

         Per parlare della sua caratteristica principale, a me  non mi chiamava “Cocò” ? Che me ne andavo da mia madre e le dicevo: “Mamma, mi rici Cocò.” E lei :“Non fare piangere il bambino, strurusu e luongu ammatula”. Che me lo ricordo come se fosse ora.

 

         E se non ci credete,  quanto era strurusu,  chiedetelo alla Signora Teresa, appena passa,  che è sana e piena di vita, e bazzica da queste parti. Che quando mi vede e prendiamo certi discorsi, mi fa:

         “Cui to frati?  Appena mi vedeva m’assicutava e mi tirava le trecce. Che tua zia gli diceva “A vo lassari stari a picciridda? Strurusu.” Ma, secondo me, in questo caso, influiva pure il fatto che la Signora Teresa, che  ancora oggi, in barba ai suoi anni e agli eventi della  vita, conserva  una luce angelica nei suoi occhi celesti ed un sorriso dolcissimo, al tempo dei fatti, che era già una ragazza, non  poteva che essere molto bella.

         E mio fratello era già molto sensibile a certe cose.

 

         Io, però, non dispero. Chissà se il buon Dio, a forza di pregarlo, si convinca  che,  in fondo,  la mia idea non sia tutta da buttare.

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