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9 giugno 2009

Le AMLIRE

di Andrea Basso Sr.



Quando entrarono gli americani, dovendo essi mangiare, come tutti gli altri mortali, oltre agli alimenti che arrivavano dall’America, compravano anche roba locale, specie gli ortaggi freschi. Che ovviamente, dovevano pagare.

Loro, però, che non erano dei fessi, non pagavano con i dollari, ma con cartamoneta che si facevano stampare in loco, e precisamente da una tipografia che era in Via Cerda. E nacquero così le AMLIRE, che così c’era scritto sopra.

Ovviamente, l’operazione, dal punto di vista economico, aveva una sua logica, che non era poi tanto nuova. Le truppe del liberatore, o invasore, o vincitore, come meglio preferite, avevano diritto di battere moneta. Operazione che, aumentando la massa di denaro circolante, ne sviliva il valore. Ed aumentava l’inflazione. Praticamente, avevano il diritto di essere campati da noi. E fin qui, il discorso è tutto chiaro, e non fa una grinza. T’è piaciuta la guerra? L’hai perduta? Peggio per te: ora paga.

E qualche mala lingua, che non manca mai, diceva che il tipografo, ogni tre pacchi di Amlire che stampava per gli americani, se ne faceva uno per uso famiglia, e così  compensava l’inflazione. Ma, di certo, non era vero.

Le Amlire erano delle banconote fatte alla meno peggio. Poiché la carta era pessima, succedeva che, dopo pochi giorni di uso, esse si stracciavano tutte. A quei tempi, lo scotch non esisteva, e quindi i biglietti venivano riparati applicandovi sopra strisce di carta su cui era stata passata colla occasionale, a volte anche quella fatta con acqua e farina. Naturalmente, non si riusciva più a leggere quello che c’era scritto sotto.

Succedeva spesso che qualcuno, per arrangiarsi, al biglietto di una amlire ci aggiungeva uno zero, con la penna ad inchiostro nero e lo faceva diventare da dieci, dato che dette banconote erano dello stesso colore e formato. Il falso si vedeva ad un miglio di distanza, anche perché il Signor Birò la  penna a sfera, che da lui prese il nome, non l’aveva ancora inventata, e la penna ad inchiostro, quella, per intenderci, che si bagnava nel calamaio, sbavava terribilmente, che la carta era pure spugnosa.

Ma qualcuno, scarso di vista, ci cadeva lo stesso.

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