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19 dicembre 2012

Il Bue e l'Asinello, una favola di Natale - 1

di Fra' Domenico Spatola


Il giorno in cui doveva nascere Gesù stava arrivando a grandi passi e i preparativi non erano completati. La madre era pronta e anche Giuseppe, che si era attrezzato all’evento. Mancavano tuttavia ancora tante cose. La grotta c’era, ma senza riscaldamento. E, a quel tempo, tutto era biologico, anche le pompe di calore, naturali come il respiro degli animali. Ma quali?
La scelta doveva essere all’altezza del ruolo: c’era infatti da riscaldare la stanza di Dio in terra, né si poteva delegare a questo compito un animale qualunque. Bisognava scegliere quelli più prestigiosi e rappresentativi della specie. Così l’Angelo, che aveva già lavorato perché la notte del 24 dicembre tutto fosse perfetto, venne, all’ultimo momento, a parlare direttamente con il Re della foresta.
Re Leone, lusingato, né temendo eguali per lignaggio e per potenza, disse che certamente non poteva che essere lui il più idoneo a coprire quel ruolo. L’Angelo, che era saggio e per nulla impulsivo, lo fece sfogare, ed egli, parlando e parlando, non finiva di pavoneggiarsi e di esaltare le proprie qualità. Quando il leone, soddisfatto, credette di avere convinto il suo interlocutore, questi lo raggelò, perché «Anche se - gli disse - non ho motivo di dubitare della sincerità delle tue parole, tuttavia non ritengo opportuno che il candidato a riscaldare Gesù possa essere tu, dal momento che nessuno crederà alle tue pur innocenti intenzioni e avrà paura. Perciò bisogna pensare a qualcun altro».
Indispettito, Re Leone sobbalzò alle ragioni accampate dall’Angelo, il quale, per un attimo, temette di cogliere nei suoi occhi arrossati un furore che lo atterrì. Furono solo pochi istanti, che l’Angelo superò e, con celeste diplomazia, tentò di indurre il leone a più miti consigli per cercare insieme la soluzione che non fosse d’infamia per lui e risultasse nell’interesse di tutti.
Con grande attenzione vennero pazientemente passati in rassegna tutti gli animali ed esaminate le schede personali di ciascuno. La selezione comprensibilmente si orientò da subito verso quelli dotati di una certa stazza perché, per il compito da affidare loro, necessitavano di sufficienti mantici in grado di pompare instancabilmente aria calda. Va da sé che nemmeno furono presi in considerazione gli animali di piccolo cabotaggio come i conigli, i gatti, i cani, le rane, gli uccelli, le pecore che magari sarebbero stati più utili per altre mansioni. Venne esclusa la giraffa, che, a causa del suo collo troppo lungo, avrebbe fatto fatica ad entrare nella grotta e a restarvi in piedi comodamente. Anche l’ippopotamo, pur pacioso e tenerone, fu ritenuto inadatto per l’eccessiva mole ingombrante, che lo accomunava agli elefanti e ai rinoceronti.
Il numero dei papabili frattanto si assottigliava drasticamente. Quando da lontano si udì il muggito poderoso del Bue, in controcanto, corrisposto animosamente dal raglio sonoro dell’Asino.
Fu un’illuminazione divina. I Nostri si fermarono ad ascoltare quelle voci che a loro sembrarono miele per le orecchie e, rassicurati, cominciarono a decantare il meglio dei due individuati.
Il Bue, oltre al calore, avrebbe potuto fornire il suo buon latte, mentre l’Asino, mite e grande lavoratore, avrebbe potuto, durante le pause del pompaggio, rendere anche qualche servizio all’infaticabile Giuseppe, dedito tutto il giorno a sfaccendare, pur di raggranellare quei pochi quattrini, che non bastano mai in ogni famiglia, soprattutto quando ci sono bambini da allevare.
L’inaspettata iniziale euforia della scoperta e la decisione precipitosa, che ne era seguita, cedettero però, dopo pochi istanti, nel cuore dell’Angelo, il posto al pentimento e alla tristezza all’idea che forse altri avrebbero meglio potuto figurare accanto al Creatore nel giorno del suo Natale. Ma oramai il tempo massimo era scaduto e l’accordo era stato solennemente siglato perché si potesse riaprire la partita. Gli rimaneva solo di affrettarsi a portare al più presto la notizia al Padre Eterno, convinto però, almeno questa volta, di non avere fatto la scelta più giusta.
Re Leone, dal canto suo, convocò subito l’assemblea generale di tutti gli animali, per comunicare la notizia e le ragioni della scelta. I piccioni viaggiatori e le gazzelle furono sguinzagliate in ogni dove, così che, nel volgere del mattino, tutti gli animali, debitamente informati, si erano già incamminati verso la destinazione prefissata. (continua)

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