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22 aprile 2015

«Genocidio degli Armeni?» Mons Cirillo Giovanni Zorhabian, un testimone d’eccezione

di Fra' Domenico Spatola



Il 24 Aprile prossimo, ricorre il “Primo Centenario” del “genocidio degli Armeni” ad opera del Governo nazionalista dei “Giovani turchi” che, con l’accusa pretestuosa di collusione con lo Zar di Russia, fecero arrestare, a partire dal 24 aprile 1915 e per l’intero mese successivo, oltre che l’élite di un Popolo, anche la gente comune, i vecchi, le donne e i bambini, deportandoli e massacrandoli lungo la via.
Le stragi vennero ripetute e inequivocabili furono le dichiarazioni dei numerosi testimoni del tempo, mentre, ancora controverso, rimane il numero delle vittime che una cifra massimalista indica nel milione e mezzo di inermi cittadini.
Ingiusta è la polemica, sollevata dall’attuale Governo turco contro Papa Francesco, per avere questi definito “genocidio” quella mattanza e “il primo eccidio dell’intero secolo XX contro l’Umanità”. Non può infatti essere giustificato come “semplice regolamento di conti all’interno della politica di uno Stato”, come pretenderebbe la Nazione turca, un crimine consumato in larga scala e alimentato dall’ideologico rancore contro un’etnia, perseguitata soprattutto perché cristiana.
Noi Frati cappuccini di Palermo custodiamo nella nostra chiesa le spoglie mortali di un “testimone” di quella immane tragedia: il vescovo cappuccino Mons. Cirillo Giovanni Zorhabian, nato ad Erzerum (nell’attuale Turchia) il 25 giugno 1881 e deceduto a Roma, all’età di 91 anni, il 20 settembre 1972.
Con i suoi tre volumi “Memorie di Vita Missionaria”, ha fatto conoscere al Mondo la storia dolorosa del suo Popolo, dove nell’appassionato racconto si intrecciano le esperienze corali a quelle sue personali.
Le mie conoscenze della succitata tragedia risalgono all’età dell’infanzia, quando cominciai a frequentare i Cappuccini ed ebbi modo, in molte occasioni, di vedere il venerato Vescovo sempre gentile con noi bambini. Imparai a praticarlo meglio nella fase del seminario, dove “i suoi racconti” erano tra le letture preferite in pubblico e in privato. Ci appassionavano il genere e la dovizie dei dettagli nella sequenza di affascinanti avventure.
I componenti della sua famiglia furono perseguitati, e un suo fratello, per essere prete cristiano, subì la crocifissione dopo essere stato scorticato vivo. Tutte le volte che rivedevamo il santo Vescovo, la nostra ammirazione cresceva a dismisura, per l’umiltà con cui si porgeva, all’epoca inusitata, trattandosi di un Vescovo. Ci impressionavano tuttavia i suoi piedi nei sandali senza calze e le caviglie spropositate. Spiegavano alla nostra fertile curiosità che la causa era stata il supplizio del “palahàn”, subìto dal santo Vescovo con 80 battiture alle piante dei piedi. Fu pure condannato a morte, ma la sentenza gli fu commutata nell’esilio permanente. Da quel momento “Il Vescovo delle lande”, come titolava uno dei tanti libri scritti su di lui, divenne “il Vescovo degli Armeni” sparsi nel mondo. E soprattutto in America latina, dove portava tutti gli aiuti possibili, fino a farsi letteralmente povero e indigente. Più volte lo incontrai, nelle ore pomeridiane, a chiesa chiusa, mentre pregava passeggiando sotto le navate, nel tentativo forse di dare sollievo alla precaria circolazione delle sue povere gambe.
Padre Cirillo ha praticato di Gesù il comando dell’amore, consapevole di quanto scrive l’apostolo Paolo in 1 Corinti,13,3: «Anche se dessi il mio corpo per essere bruciato, senza l’amore, sarei un niente». È il segreto della sua santità. Il Signore lo mantenne in vita per aiutare il suo Popolo. Auspichiamo che la Chiesa, avendone già riconosciuto le virtù eroiche, possa rimuovere ogni ostacolo per la “canonizzazione”, annoverando tra i Santi un figlio, che dell’Armenia cristiana somatizzò nella sua carne il sacrificio dei tanti martiri che saranno ricordati in questo prossimo “Primo Centenario”.

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Anch'io ricordo con piacere Mons. Cirillo. Quand'ero piccolo ero Cordigero e quando Mons. Cirillo veniva a Palermo veniva a trovarci all'Oratorio accompagnato da Padre Roberto. Lui ci raccontava la sua vita e della sua famiglia, e Padre Roberto piangeva. Padre Giustino da Ganci, un giorno ci disse: " non appena Mons. Cirillo muore sarà fatto subito Santo." Era un frate meraviglioso, umile, accogliente, Un vero figlio di San Francesco.

FRANCESCO PAOLO VITALE

22/07/2016 21:18:49


Anch'io ricordo con piacere Mons. Cirillo. Quand'ero piccolo ero Cordigero e quando Mons. Cirillo veniva a Palermo veniva a trovarci all'Oratorio accompagnato da Padre Roberto. Lui ci raccontava la sua vita e della sua famiglia, e Padre Roberto piangeva. Padre Giustino da Ganci, un giorno ci disse: " non appena Mons. Cirillo muore sarà fatto subito Santo." Era un frate meraviglioso, umile, accogliente, Un vero figlio di San Francesco.

FRANCESCO PAOLO VITALE

22/07/2016 21:17:14


Grazie Fra' Domenico, per questo vivido, prezioso ricordo, che ci propone la rimemorazione utopica di un vinto dai poteri mondani: nel suo perseverare, in aiuto agli armeni dispersi, e infine nel suo silenzio passeggiare sotto i chiostri del tuo convento, ha vinto il mondo, e lo si capisce dall'energia che vibra tra le tue parole.

Sandro Mancini

04/05/2015 22:40:16


 
 

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