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1 luglio 2008

Ci vuole un fisico bestiale - parte I

di Davide



Giorni fa, leggendo un noto settimanale di cui non farò il nome, vabbè il venerdì di Repubblica, mi sono soffermato su un piccolo articolo di costume in cui si parlava di un giornalista, penso statunitense, (luogo comune, spesso però avvalorato dai fatti, che solo gli americani sono capaci di certe cose) che in preda al fuoco sacro della vocazione professionale o magari solo alla ricerca di un po’ di visibilità, costi quel che costi, ha pensato bene di provare su se stesso per qualche mese l’assunzione di un cocktail di sostanze anabolizzanti (queste che finiscono in olo, tipo stenozololo tretraidrato o soprattutto in one tipo propabirillone che già di suo di fa inturgidire i muscoli delle mascelle, i più sviluppati, al solo pronunciarlo) per vedereleffettocheffà, e poi pubblicare gli esiti se ancora non fosse chiaro che certi “comportamenti” fanno chiaramente a pugni con il semplice concetto di sopravvivenza. Come gli scienziati pazzi dei fumetti che diventano supereroi del male, i supercattivi destinati ad essere sconfitti dai superbuoni, oppure come quelli degli albori della ricerca, che un po’ pazzi forse lo erano davvero ma che hanno cambiato e salvato le nostre vite e sono diventati supereroi nella realtà. Il nostro probabilmente non pretendeva di cambiare le nostre vite ma la sua, forse, quello si. E non come pensava o, almeno, sperava.
La foto che lo vede ritratto all’inizio della cura, con il fisico esile e flaccido, la ciambella fisiologica accentuata dal pallore dell’incarnato biunnizzo, esalta quella successiva, dopo due mesi dalla “cura”: uno shuarzeneggher in miniatura, con l’addome a tartaruga, ma delle Galapagos, pettorali gonfi e scolpiti, braccia da scaricatore. Insomma un corpo da bodibilder, senza, a suo dire, aver fatto alcuno sforzo ginnico, ma solamente un paio di punturine giornaliere. Certo, di contro, i suoi testicoli si sono atrofizzati, ha cominciato a spuntargli un pò di seno, a soffrire di terribili mal di schiena, insufficienza renale, insonnia e tutta una serie di effetti secondari trascurabili come quelli sopra esposti. E a tutt’oggi, dopo qualche mese di disintossicazione non si sa se riacquisterà la salute passata. Una cosa è certa, ritroverà a breve la sua vecchia immagine, quella della prima foto, e magari, in più, gli resteranno le palle come due ciliegie cappucce.
Pare che questi trattamenti rivitalizzanti siano ampiamente diffusi tra chi pratica sports, ma meglio chiamarle attività, chiaramente losche ed illegali e, comunque, in ambienti in cui la cosiddetta performans fisica richiede risultati rapidi ed “impressionati”. E questo mi ha fatto subito pensare alla passerella estiva. Una mia collega, letto l’articolo, ha scherzosamente commentato confrontando le due foto after-before “Miii, quasi quasi ste ‘gnizioni gliele faccio a mio marito quando dorme”.
Per chi invece, come molti grazie a Dio, non cerca scorciatoie suicide, non resta che affrontare le stazioni della via crucis che ogni anno scandiscono le tappe che portano alla battigia.
Le donne, chiaramente più “serie” e disciplinate, cominciano con la dieta già subito dopo i bagordi di fine anno, ma hanno davanti a sé due nemici temibilissimi.
Da una parte la Pasqua e le varie festicciole e compleanni che ripropongono banchetti luculliani e che costringono o alla diserzione asocializzante o a surfare tra le pietanze cedendo a piccole tentazioni a patto di digiunare l’indomani. Dall’altra la ormonale tendenza, ricorrente in molte appartenenti alla “categoria”, a somatizzare sbalzi di umore e frustrazioni con rabbiosi raid culinari a volte inspiegabili ma certamente auto mortificanti, una sorta di punizione alla rovescia, salvo pentimenti repentini autoinfliggendosi penitenze violentissime ed inflessibili. Insomma diete fisarmonica e sensi di colpa crescenti man mano che si avvicina l’estate e con lei il momento di mostrare il corpo seminudo a tutto il mondo. Così la dieta si fa sempre più rigida e spesso si cede al fai da te o a quelle scopiazzate da giornali criminali tipo sette chili in sette giorni.
Si va da quella dissociata, ovvero che ti porta a dissociarti da te stesso generando di fatto un mostro, a quella del minestrone, che ti induce a mangiare per una intera settimana quella pietanza con nefasti effetti al colon ed il tangibile rischio di trasformarti in un ordigno gasoso e scacazzante, a quella della frutta, anche in questo caso una settimana a base di, che, oltre a riproporre gli effetti del minestrone, potrebbe avere come scorie infiammazioni diffuse, labbroni e gengivoni a canotto e violacei.
Insomma un vero e proprio scompenso alimentare che ti fa dimagrire ovunque, magari perdi anche una misura di piede, tranne che dove dovresti ottenendo così l’effetto contrario a quello desiderato ovvero esaltare ciò che volevi celare o addirittura eliminare. La faccia emaciata da anoressica ed il culo di una florida “mami”.
C’è anche la palestra, frequentata da quelle più disciplinate ma per molte spesso causa di ulteriori frustrazioni dovendosi districare tra i mille impegni giornalieri, lavoro, casa, spesa e soprattutto figli (e per figli si intende scuola dei figli, feste dei figli, palestra dei figli). La frequentazione diviene così saltuaria e singhiozzante sempre di più fino allo scoraggiato abbandono; l’alternativa è utilizzare i ritagli di tempo, ovvero la pausa pranzo, senza il pranzo però, o la zona dopocena, senza cenare ma soprattutto rischiando di addormentarti sopra la panca degli abbominali o pregiudicando un minimo di riposo notturno decente.
Questo giustifica il proliferare in edicola di iniziative editoriali ricorrenti con videocassette o dvd di fitness casalingo da integrare spesso con le incombenze quotidiane. La prossima frontiera infatti sarà lo stiro – fitness ovvero una perfetta sinergia tra la stirata e la ginnastica, una disciplina che ti permette di stirare l’intero guardaroba in un pomeriggio “divertendoti” e tonificando glutei e braccia, o l’aspirapolvere – building che ti regala fisico da top model e una casa che scintilla.
(continua)

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