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21 luglio 2008

Dell'atmosfera da colonia e di altre sensazioni - Dani McCow

di Daniela Vaccaro


Da piccola andavo in colonia. Dai 10 ai 12, tre esperienze meravigliose, di cui ancora oggi ho ricordi vividi, come se quello che è accaduto 23, 24, 25 anni fa, fosse invece successo ieri. La colazione con pane e burro; le visite mediche e i vaccini prima di partire; la stanza con le mie amiche e il desiderio di stare ogni tanto da sola (e allora mi chiudevo in bagno); gli accompagnatori ventenni di cui puntualmente ci innamoravamo; oppure ci si innamorava (tutte insieme) di Antonio e Marco, due ragazzi romani troppo carini. Le prime scoperte (cos’era una lesbica, i baci con la lingua di quelle piu’ grandi).

Qui l’atmosfera è la stessa: per i ragazzi e anche per noi. I ragazzi sono un po’ piu’ grandi e piu’ che le prime scoperte sono alle prime esperienze – gli ormoni esplodono e puoi sentire nell’aria il desiderio. Per gli adulti, c’è questa sospensione nel tempo e nello spazio: vivi per quindici giorni – nel mio caso un mese e mezzo – lontano da casa, famiglia, routine, preoccupazioni, insieme a persone che non conosci. Ma ci vivi ventiquattro ore su ventiquattro, e a volte nascono delle sintonie talmente forti che ti legano a quella persona al di la’ di quanto avresti immaginato possibile.

A me è capitato con i miei compagni di appartamento. Quest’anno ho (con)diviso l’alloggio con tre uomini, diversi per eta’, per stile e per provenienza geografica. A voler semplificare, un ragazzo, un uomo giovane e un uomo maturo. A voler essere precisi, tre persone speciali, che mi rimarranno nel cuore, una soprattutto, scoperta piano piano, e che – ne sono sicura – rimarra’ nel tempo.

E dire che era la presenza che mi spaventava di piu’, visto che il suo ruolo era essenzialmente quello di controllare il mio operato. Ma sara’ che io sono trooooppo brava, sara’ il fatto che lui è una persona meravigliosa, le cose sono andate benissimo fin dai primi giorni.

Dei miei compagni di appartamento da queste parti si direbbe che sono fun: divertenti. F., il piu’ giovane, è un buffone nato, che si trasforma solo quando indossa il camice da medico; C., l’uomo giovane, è dotato di una qualita’ rara, cioè la capacita’ di affrontare tutto con una leggerezza che non è mai superficialita’, con uno sguardo ironico e sereno che vorrei trovare un giorno nell’uomo di cui innamorero’ (che io mi innamoro sempre dei passapititto, cambiando al limite di categoria); E., l’uomo maturo, è la professionalita’ fatta persona, nel senso che è cosi’ a suo agio nella sua vita da darti l’impressione di avere sempre la risposta giusta: non sara’ cosi’, ma sembra.

Io, quarto maschio tra i maschi, mi sono divertita a bere birra, a ridere ai loro scherzi da maschi mai pecorecci, ho condiviso momenti di stanchezza e di intimita’, Quell’intimita’ strana che si crea tra persone che non si conoscono e che si scoprono in sintonia. L’intimita’ da fine del mondo, la chiamo io. Come se si dovesse morire da un momento all’altro, e ci fosse bisogno di condividere quanto è veramente importante, subito.

Una condivisione semplice, senza implicazioni ne’ casini. Come quella della colonia, tanti anni fa. Leggera e vera, come vorrei che fossero sempre i rapporti che instauro con le persone a cui voglio bene.

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Certo, non volevo dire che è impossibile mantenere i contatti. Qualcuno si riesce a mantenerlo, magari a sorpresa (non è detto che siano quelli che ti aspetti a voler mantenere i contatti). Io ci provo sempre, e qualche volta ci riesco. Ma essendo uno che si affeziona molto alle persone, difficilmente mi dimentico anche a distanza di anni di persone che ho conosciuto (e con cui ho perso i contatti).

Dario C.

25/07/2008 21:31:51


Ormai non saprò più
cosa di me pensasse A.
Se B. fino all'ultimo non mi abbia perdonato.
Perchè C. fingesse che fosse tutto a posto.
Che parte avesse D. nel silenzio di E.
Cosa si aspettasse F.,sempre che si aspettasse qualcosa.
Perchè G. facesse finta, benchè sapesse bene.
Cosa avesse da nascondere H.
Cosa volesse aggiungere I.Se il fatto che io c'ero, lì accanto,
avesse un qualunque significato
per J. e per K. e per il restante alfabeto.
Wislawa
Szymborska

da un bellissimo libro ricevuto da Palermo...

Sono d'accordo, anche a me capita. E' bello rivedere persone con le quali hai condiviso vacanze, gite o altro, e renderti conto che potresti passare anche oggi momenti altrettanto speciali.

Ninacri

22/07/2008 21:19:05


Guarda, senza pretendere di continuare la vita parallela (questo lo so, e lo accetto), ti dico pero' che è possibile mantenere amicizie per anni. Al ritorno da qui, andro' a Roma a trovare una mia amica, conosciuta in un villaggio vacanze vicino a Tropea 21 anni fa. Oggi ho sentito a telefono C. e F., ieri E. mi ha scritto una mail. Io ci voglio credere.

DaniMcCow

21/07/2008 23:23:47


Quando questo succede è bellissimo, poi purtroppo la "vita parallela" finisce e le persone si perdono un po' per strada, malgrado il tentativo di restare in contatto. Ma c'è una consapevolezza anche mentre la si vive, che la "vita parallela" non può durare in eterno, e comunque sarà bello anche tornare alla vita di ogni giorno, che contiene comunque persone (amici o parenti) di cui non sapremmo fare a meno.

Dario C.

21/07/2008 21:50:39


 
 

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