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18 giugno 2013

Il Convento dei Cappuccini di Palermo e la sua Storia in una rassegna fotografica

di Fra' Domenico Spatola



E’ merito di Franco Russo, appassionato e infaticabile cultore di antichità, specialmente se cappuccine, l’allestimento della Mostra fotografica all’interno del chiostro del Convento
dei Frati cappuccini di Palermo. Con la solerzia che non gli difetta e dimostrata in numerose altre occasioni, la sua rassegna di quadri, fotografie e incisioni fissate in varie epoche e ripescate, con paziente arguzia da segugio, a volte fortuitamente e da archivi polverosi e dimenticati, riporta alla luce, e in alcuni casi meravigliando gli stessi Frati, immagini e ricordi che fanno rivivere del passato architetture e modelli culturali antichi ancor vivi e in grado di spiegare passaggi successivi altrimenti irriconoscibili alle nuove generazioni.
La sua è voglia, discreta quanto efficace, di andare alle radici e coglierne eziologie mai rinnegate.
C’è nel Cultore nostalgia di un passato, rivissuto tuttavia non con il rimpianto per ciò che non può più esserci, ma con la gioia di partecipare al visitatore identica genuinità di sua emozione, nel messaggio dallo stesso immaginato sempre attuale, perché intravisto estraneo a contingenze di mode estemporanee.
Le fotografie, esposte in lunga e variegata teoria che in gradualità di narrazione asseconda il perimetro ortogonale del cortile dell’esposizione, mirano a far conoscere in sequenza mai enfatica e francescana ferialità, la storia, la spiritualità e l’arte dei Frati cappuccini che, provenendo dalla Calabria, sono presenti a Palermo dal 1534.
Fondati nelle Marche da poco più di un lustro (1528) dal frate Matteo da Bascio e dalla coppia dei fratelli Tenaglia, Ludovico e Raffaele da Fossombrone, i primi Cappuccini fuoriusciti dai Frati Minori Osservanti, anche questi da poco diversificati dai Conventuali con una Bolla (“Ite et vos in vineam meam”) da papa Leone X nel 1517, intendevano osservare in maniera più rigorosa la Regola di San Francesco. Furono acclamati, alla prima loro comparsa, “Cappuccini” da un coro di fanciulli impressionati dal loro cappuccio lungo e aguzzo, ed essi furono felici di appropriarsi di quella denominazione, perché convinti che il Signore parlava loro anche per mezzo dei bambini. Si dedicarono da subito a servire gli appestati e i lebbrosi e la scelta degli ultimi, come era accaduto tre secoli prima a San Francesco e ai suoi primi frati, ne accrebbe la popolarità tra la gente, sì che in poco tempo ne fu registrata la presenza dappertutto, in Italia e all’estero.
Il Senato palermitano assegnò loro la chiesa edificata – secondo il Mongitore, storico siciliano del Seicento - quattro secoli prima dai Normanni (1071), a ricordo della pacificazione tra Boelmondo e Ruggero II, rispettivamente zio e nipote, i quali, dopo dissidi legati all’occupazione delle terre, avevano deposto le armi. La chiesa fu dedicata alla Madonna, sotto il titolo “Santa Maria della Pace”, denominazione che fu ripresa e attualmente mantenuta, quando vi fu eretta la parrocchia (01/02/1970).
Urgente parve a quei pionieri stabilizzare il fatiscente monumento, lasciato all’incuria per diversi secoli. Il primo drastico intervento porta la data 1618. L’iniziativa e il patrocinio fu del vicerè Don Ottavio d’Aragona, amico e benefattore dei Cappuccini. Non si trattò del ripristino delle architetture originarie arabo-normanne, perché furono adottate quelle del tempo, nello stile classico/rinascimentale. Le cupole, che da qualche incisione d’epoca ricordano le “cubole” dei pochi edifici rimasti a Palermo nello stile arabo-normanno, vennero sostituite con il “tetto a volta” e le ogive degli archi a “sesto acuto” con l’arco romano a “tutto sesto”. Su queste e altre radicali trasformazioni influirono anche le direttive delle “Costituzioni cappuccine di Santa Eufemia” (1536), considerate le prime, dopo quelle
provvisorie di Albacina del 1529.
Successivamente il convento di Palermo è stato oggetto di ampliamenti e modifiche architettoniche, giustificate dall’accresciuto numero dei Frati, che nel secolo XVIII raggiunsero quota apicale duecentocinquanta.
La “Mostra” allestita da Franco Russo intende orientare il visitatore a districarsi nei meandri delle tante metamorfosi architettoniche inveratesi lungo i secoli nel complesso murario dei Cappuccini di Palermo, e informarlo sulle usanze e gli stili dei Frati, mai refrattari alle culture delle epoche storiche.
Dalle fotografie non si sfugge allo stupore destato dalle architetture e dalle delimitazioni degli spazi, vistosamente cambiate e irriconoscibili se comparate con quelle attuali, soprattutto relativamente agli ingressi alla chiesa, al convento, alle Catacombe e al cimitero, eppure esistenti fino al 1934, quando il complesso subì l’ulteriore radicale trasformazione ad opera del Padre Gaetano da Castellammare del Golfo, all’epoca ministro provinciale. L’immersione nel passato, facilitato dai Sussidi preparati dallo stesso curatore della Mostra, aiuta a rivivere nel presente le radici necessarie per meritare il futuro.

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