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21 agosto 2014

CAPAREZZA A PALERMO

di Marcello Basso


Ogni tanto i figli bisogna accontentarli …
Ogni tanto succede che accontentandoli accontenti anche te stesso … e tua moglie !!!
Ogni tanto succede che tutti i componenti della tua famiglia sono incredibilmente d’accordo con te su qualche cosa … ogni tanto !!
E’ quello che è successo a me, mia moglie e mio figlio al concerto di Michele Salvemini da Molfetta, in arte CAPAREZZA, rapper anomalo (molto anomalo) e musicista vero che nel corso del suo tour dedicato all’ultimo lavoro “MUSEICA” è venuto a Palermo lo scorso 9 agosto.
Ho sempre ammirato Caparezza non solo per le sue indubbie doti artistiche (e teatrali) ma anche per il suo sincero impegno sociale e politico: puoi condividerlo o no (io condivido molto di quello che dice) ma in ogni caso agire in buona fede, dire quello che si pensa, a costo di apparire (ed essere) di parte, è sempre qualcosa di estremamente apprezzabile (soprattutto di questi tempi).
Caparezza, anche da questo punto di vista, non delude sicuramente.
Non delude però (cosa per me ancora più importante) anche per l ‘aspetto più strettamente musicale ed artistico.
Il suo ultimo lavoro, “MUSEICA” appunto, nasce dall’esperienza apparentemente banale di visitare un museo (o meglio una pinacoteca) col sottofondo musicale delle cuffie dell’audio-guida, un’esperienza che permette di concentrarsi nella visione delle opere d’arte e forse apprezzarle meglio.
Tutti i brani di MUSEICA (gran parte dei quali proposti nel concerto palermitano) sono ispirati ad opere pittoriche di grandi (e meno grandi) artisti o correnti artistiche: Van Gogh, Giotto, i dadaisti, Andy Warhol …
Insomma si tratta di una sorta di concept-album molto ben assortito che mette ben in luce anche il notevole background culturale dell’artista pugliese.
Tra i brani nuovi proposti a Palermo mi è piaciuto molto “Mica van Gogh” in cui si mette a confronto la “pazzia” del pittore olandese con l’alienazione della vita quotidiana di tanti ragazzi (e non solo) dei nostri giorni: (“Van Gogh, a sedici anni girò tra collezioni d'arte, tu sedici anni, Yu-Gi-Oh, collezioni carte”...): chi è il vero pazzo si chiede Caparezza ...
Non poteva mancare ovviamente la hit principale dell’album “Non me lo posso permettere” in cui si fa il verso al ritornello spesso ripetuto in questi tempi di crisi (a volte abusato e talvolta pretestuosamente). 
Il concerto ovviamente ha alternato ai pezzi di Museica anche brani dei dischi precedenti: la struggente e amara “Goodbye Malinconia” (dedicata al nostro decandente Bel Paese), la tarantolata (e ugualmente amara) “Vieni a ballare in Puglia” prededuta da un sorprendente, e osannato dal pubblico, accenno a “Nel sole” del conterraneo Albano, la coinvolgente e ironica “La fine di Gaia”.
Ogni brano è stato accompagnato da trovate sceniche e siparietti con alcuni membri del gruppo (in particolare col bravissimo co-rapper Diego Perrone) assolutamente divertenti e originali. Bellissima poi l’entrata in scena delle due caricature in stile carnascialesco di Caparezza in lotta tra loro (quella buona, con l’aureola e quella cattiva, sotto forma di diavoletto con tanto di corna).
Di buon livello la band che accompagna Caparezza, del rapper che canta insieme a lui (Perrone) s’è detto, ottimi anche gli altri tra i quali spicca il bassista che in un brano (“Non siete Stato voi”, a proposito, uno dei pochi brani che rispetto alla versione in disco mi ha un po’ deluso: un po’ troppo lento, per i miei gusti) dimostra la propria preparazione musicale suonando (molto bene tra l’altro) il violoncello.
Ottima la risposta del numeroso pubblico (prevalentemente giovanile, ma non solo) presente al concerto. Buona anche la location (il Castello a Mare di Palermo, nei pressi del porto): certo considerata l’età non più verde di una consistente minoranza degli spettatori (tra i quali il sottoscritto) qualche posto a sedere sarebbe stato gradito … ma mi rendo conto che forse la cosa avrebbe “stonato” col clima molto “movimentato” della serata.
In definitiva un ottima performance che conferma l’artista pugliese tra i migliori nella scena musicale italiana.

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Ti ringrazio, troppo buono, Marcello!
Musicalmente mi sono un po' fermato, non seguo più le nuove uscite a parte qualche rara meteora, come l'ultimo di Patty Smith (di cui ho seguito il concerto l'anno scorso al teatro di verdura) e del Capa o di Elio (non so se hai visto i suoi spettacoli a Palermo: il Giornalino di GianBurrasca al politeama tre anni fa o Fu-Turisti, al Teatro di Verdura, due anni fa). Più che altro vivo di nostalgia melodica, dalle cornamuse scozzesi ai Black Sabbath e Ozzy Osbourne, passando dal black metal anni novanta dei Death e dal progressive metal dei Dream Theater e degli Opet fino o all'epic metal dei blind Guardian e dei Manowar; oppure rivivo volentieri il bianco e nero di Giorgio Gaber e le visite da certe donne di Fabrizio De Andrè, condite dalle note dei Ramons, The Rockets o Pink Floyd...insomma, quasi tutti morti...Per quanto riguarda i manga, volentieri, perchè sono un pochino più aggiornato:infatti, leggo roba di autori quasi tutti vivi...A proposito, poi ho visto qualche puntata del musichione...senza parole...Elio è un Genio...

biagio

25/08/2014 23:32:55


Sempre lucide ed intelligenti le considerazioni di Biagio in materia musicale (e non solo). Mi farebbe piacere inserire sul sito altri tuo interventi (Federica permettendo ...) magari dopo l'uscita di qualche nuovo album dei tuoi gruppi di riferimento, o magari, perché no, sull'altra tua passione: i Manga!
Grazie anche a mio padre (ABS - validissimo collaboratore de iquattrofissa) per il suo apprezzamento.

Marcello

25/08/2014 10:50:30


Peccato non averlo potuto vedere, ma, all'età in cui mi ritrovo, non potevo permettermi di stare tanto tempo in piedi. Ho ascoltato, però, un CD, per gentile concessione di mio nipote.

ABS

22/08/2014 10:31:02


Concordo con te su tutto, Marcello. Seguo Capa da parecchi anni e canzoni come Luigi delle Bicocche, Cacca nello Spazio, Il Circo delle Pantegane, Vieni a Ballare in Puglia, Io Diventerò Qualcuno, Torna Catalessi, Ilaria Condizionata, proprio per citarne alcune, le prime che mi vengono in mente, mi hanno insegnato, fra l'altro, che ancora i propri pensieri possono essere espressi liberamente. La maniera con cui espime il disagio sociale e giovanile con tutti i suoi vuoti, incoerenze e superficialità è caratterizzata da una qualità musicale che dimostra con la sua sola esistenza, per contrapposizione dei modelli a lui contemporanei, la leggerezza, vacuità e superficialità di ciò che ci gravita intorno. Capa è uno che ha faticato per ottenere quel successo (secondo me però troppo poco rispetto a ciò che meriterebbe), uno che ha studiato e vissuto il disagio generazionale in prima persona. I romantici dicevano che bisogna provarle le passioni per poterle comunicare; per poterle comunicare, inoltre, devi studiare il linguaggio giusto, associare ad ogni emozione il simbolo che più ritieni opportuno ed il Capa lo fa benissimo. Fra i principi a cui sono affezionato, fra quelli che mi piace pensare di avere compreso, vi è la bellezza della fatica da compiere per raggiungere le nostre aspettative; la normalità intesa come qualità di vita, come valore ormai eroico e non come noia; infine, il senso di appartenenza alla propria terra attraverso l'amore per ciò di cui è fatta, che siano pietre o persone o il mare.

biagio

22/08/2014 00:05:44


 
 

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