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26 febbraio 2015

Storia semiseria e disordinata della canzone italiana - UN DISCO PER L'ESTATE 1972: SEMIFINALE 2

di Dario Cordovana



Apre la seconda serata un personaggio bisognoso di rilancio: Renato (ex-cantante dei Profeti), già vincitore dell’edizione 1970 con “Lady Barbara”. Dopo il flop di “Hallo terra” il bel Renato deve dimostrare di non essere un one hit wonder, ma “Tu mi eri scoppiata nel cuore” è un pezzo dignitoso, ma non in grado di rimanere nella storia.
Una delle rivelazioni di questa edizione è “Due delfini bianchi” di Piero e i Cottonfields. Piero Cotto che guida il gruppo ha un vocione caratteristico, ma quello che probabilmente giova al pezzo è l’introduzione basata sulle chitarre acustiche ritmate che introducono il ritornello all’inizio della canzone. Discreto successo (ma niente finale) che il gruppo non sarà in grado di ripetere (Cotto tenterà poi inutilmente la carriera solista).
Il terzo brano della serata è “Deserto” di Maurizio. Anche Maurizio appare un po’ in ribasso. Dopo la separazione dai New Dada la sua carriera solista era partita bene con qualche successo, uno dei quali proveniente (anche se con poca fortuna) dal Disco per l’estate 1968 (“Cinque minuti e poi…”), ma da qualche anno si trova in una posizione di stallo, con brani di discreto livello, che passano il primo turno, ma poi si fermano (“Deserto” finirà all’ultimo posto).
Chi invece sfrutta appieno le telecamere è Iva Zanicchi. “Nonostante lei” è una canzone difficilotta, ma il passo più importante era qualificarsi per le due serate di St.Vincent. Poi la popolarità di un cantante fa sì che il pubblico ascolti la canzone con maggiore attenzione… e la voti. A far compagnia alla Zanicchi in finale è ovviamente Gianni Nazzaro, il più votato della prima fase. La sua canzone, “Quanto è bella lei”, si impone facilmente in un paese che appena sente nominare la parola “mamma” va in tilt e non capisce più niente. Era così nel 1954 “Son tutte belle le mamme del mondo…”, così nel 1972 “Quanto è bella lei, tu mamma non lo sai, quando guardo lei, io vedo gli occhi tuoi…” e sarà così nel 1992 con “Portami a ballare” che permetterà a Luca Barbarossa di vincere Sanremo.
Meno nota della canzone di Nazzaro, “Messaggio” del Gruppo 2001 strappa ugualmente il pass per la finale, ma solo per sorteggio, essendo finita a pari punti con il brano dei Romans. Si tratta di un brano trascinante e anch’esso vagamente hippy. Chi invece gli hippies non sa probabilmente neanche chi siano è Mario Merola. La sua “Passione eterna” è a suo modo un piccolo capolavoro con tutti i luoghi comuni cari al re della sceneggiata. Qui abbondano espressioni come “Veleno, io te chiammo veleno…”, “Come in te suonno me fa schiavo e te!”, “Giuro ca tu non sì cchiu niente, ma giuro inutilmente!”, come le lune nei cieli di Saturno. Finirà ben lontana dalla finale, ma sarà anche l’ultimo anno che una canzone in dialetto napoletano riuscirà ad arrivare a St.Vincent.
Rimaniamo sempre a Napoli con Tony Astarita, che invece canta in italiano. Il cantante dal labbro suadente è all’apice del successo e “Non mi aspettare questa sera” raccoglie i consensi di quanti rimangono affezionati alla buona, vecchia, cara melodia italiana. Soprattutto vecchia, ecco, non vi aspettate novità da Astarita.
“Haum!” segna l’ultimo atto di Ivo Fossati in seno ai Delirium. Il cantante-flautista infatti ha già deciso di abbandonare il gruppo e a St.Vincent, per mettere le cose in chiaro, canta solo la prima delle due strofe, lasciando la seconda a chi nel gruppo lo sostituirà alla voce. “Haum!” non sarà una nuova “Jesahel”, ma la formula funziona ancora. Giovanna invece si chiede “Perché perché” (quel giorno non ho scelto te). Un brano nello stile della cantante-con-lo-spacco-in-mezzo-ai-denti. Uno di quelli che si fermano in semifinale come naturale massimo traguardo.
E’ il momento di mister allegria. Mino Reitano ci informa infatti che “Stasera non si ride e non si balla”. E perché di grazia? Ma perché stasera manca proprio la più bella, naturalmente. Introdotta da un arpeggio che sembra quasi “Everybody’s talkin’” la canzone non si discosta molto dalle altre col marchio Reitano. Il cantante calabrese dal 1970 non mancherà una sola edizione di questa manifestazione, sempre confortato da un buon successo. E naturalmente, anche stavolta è finale.
Il premio sfiga dell’anno va invece, come dicevamo prima ai Romans, e la loro eliminazione, ancorchè al sorteggio, è davvero sorprendente. Non tanto per la loro notorietà, essendo il gruppo all’esordio, ma perché il brano è vivace e allegro (un’anomalia nella loro produzione), bene integrato nella stagione in corso, e soprattutto nella prima fase si era piazzato al terzo posto assoluto.
Mancano ancora due brani e un posto in finale da assegnare. Che disco per l’estate è senza Orietta Berti? Eccola ancora una volta la cantante di Cavriago, con i suoi brani senza pretese firmati Pace-Panzeri-Pilat e se c’è Conti lo facciamo firmare pure a lui. Stavolta la novità è la mancanza di Pilat sostituito da Argenio (pare una squadra di calcio). “Stasera ti dico di no” ottiene un successo al disco per l’estate persino superiore a “Fin che la barca va” e a “Via dei ciclamini”, anche se nella lunga distanza verrà ricordata meno di quelle.
Chiude l’esordiente Umberto Balsamo. “Se fossi diversa” è davvero una bella canzone, di un autore molto promettente, ma stavolta le telecamere non sono grandi alleate del musicista siciliano (non propriamente di bella presenza). L’ultimo posto per la finale va a Orietta Berti, ma a Umberto Balsamo, secondo degli esclusi, va per lo meno l’onore delle armi. Sentiremo ancora parlare di lui.
In finale tutti quelli che avevano votato per i Nomadi nella prima serata… se ne dimenticano e “Io vagabondo” arriva clamorosamente ultima. Si rifarà abbondantemente col passare del tempo. Nel 1972 vince la mamma di Nazzaro, seguita da Orietta Berti e dai Vianella. Più tradizionali di così…

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