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1 dicembre 2015

A SCUOLA DI ROCK 25 - NICK DRAKE

di Dario Cordovana



Una parte molto affascinante della storia del rock è quella che riguarda personaggi che in vita non hanno ricevuto alcun tipo di attenzione da parte del pubblico, per poi essere riscoperti anni dopo la loro scomparsa. Uno dei casi più clamorosi riguarda Nick Drake, inglese di Tamworth-in-Arden, uno che l’arte la respirava in famiglia. La madre Molly si dilettava a comporre canzoni al pianoforte, il padre di Nick per sì e per no ne registrava le gesta (queste registrazioni sono uscite di recente con una buona accoglienza della critica), la sorella Gabrielle faceva l’attrice. Nick invece aveva trovato la sua dimensione alla chitarra acustica, era uno che se la portava a letto, sviluppando così una tecnica notevole e particolare.
Iscrittosi all’università di Cambridge, Nick comincia ad avere una piccola notorietà tra i suoi colleghi studenti e nel dicembre del 1967 già lo troviamo alla Roundhouse di Londra a suonare in un evento denominato “Circus Alpha Centauri”. Tra il pubblico c’è Ashley Hutchings, bassista impegnato nello stesso evento con i Fairport Convention, che rimane impressionato da questo alto giovanotto che canta con accento inglese, in un periodo nel quale tutti tendevano a scimmiottare gli americani. Dopo essersi procurato il suo numero di telefono, Hutchings chiama immediatamente il suo produttore, l’americano Joe Boyd, uno che in Inghilterra in quel periodo aveva contribuito a lanciare molti artisti della scena folk-rock oltre ai Pink Floyd. Boyd ascolta un demo di canzoni di Drake e subito gli propone un disco insieme. Trovata l’etichetta discografica nella Island di Chris Blackwell (la stessa dei Fairport Convention) inizia il lavoro per quello che sarà il primo album solista di Nick Drake, “Five Leaves Left”.
In quest’album le splendide canzoni di Nick sono spesso accompagnate dagli archi. I riferimenti erano le canzoni del primo album di Leonard Cohen, alcuni brani dei Beatles così valorizzati da George Martin o le canzoni di Judy Collins. Ma trovare l’uomo in grado di arrangiare quelle canzoni, senza metterne in pericolo la delicatezza, non è impresa facile. Dopo qualche tentativo fallito è lo stesso Nick a togliere tutti dall’impaccio, suggerendo il nome di un suo collega a Cambridge, lo sconosciuto Robert Kirby. Mai scelta fu più azzeccata! Gli arrangiamenti di Kirby si sposano meravigliosamente con quelle canzoni, e solo per “River Man” si ricorre a un altro arrangiatore (Harry Robinson).
Tra gli addetti ai lavori “Five Leaves Left” (che esce finalmente nel settembre del 1969) ottiene molti riscontri, Nick viene riempito di complimenti, ma al momento di sostenere l’album con dei concerti dal vivo la cosa non funziona. La musica di Drake è troppo intima per essere proposta in locali dove il pubblico fornisce un ascolto distratto mentre parla con gli amici e sorseggia pinte di birra. L’unica esibizione in qualche modo riuscita è la prima, alla Royal Festival Hall, in una serata in cui viene presentato il nuovo album dei Fairport Convention, “Liege & Lief”, dopo l’incidente in maggio in cui aveva perso la vita il loro batterista Martin Lamble. Il pubblico è ovviamente lì per i Fairport, ma per rispetto verso di loro presterà attenzione a questo chitarrista ancora sconosciuto. Poi dopo qualche concerto in club e college Nick Drake dice basta, e l’album finisce per vendere pochissimo.
Per il secondo album si pensa allora ad un accompagnamento elettrico. “Bryter Layter”, uscito nel 1970, è un album molto particolare. C’è il tentativo di rendere il materiale di Nick più accessibile al pubblico (tra gli altri vi suonano John Cale e Richard Thompson), ma l’album contiene (oltre a una delle più belle canzoni di Nick “Nothern Sky”), anche tre pezzi strumentali che contribuiscono a mantenere una certa peculiarità rispetto alle cose che uscivano all’epoca. Purtroppo senza concerti a sostegno, “Bryter Layter” è un nuovo flop e Nick cade in piena depressione.
Se tutti mi dicono che sono bravo, che le mie canzoni sono bellissime, che il mio stile alla chitarra è unico, come mai il pubblico non compra i miei dischi? Il fatto di non riuscire ad arrivare al pubblico getta Drake nello sconforto. Fallito il tentativo di rendere la sua musica più accessibile (cosa che lo ha fatto entrare in contrasto con Boyd che aveva avuto questa idea), la sua reazione sarà di virare verso arrangiamenti decisamente spartani, quasi solo voce e chitarra.
Con un’autostima allo sbando bisognerà attendere il 1972 perché il tecnico del suono John Wood riceva una chiamata di Nick che si definisce pronto per registrare. “Pink Moon” viene fuori molto velocemente, meno di mezz’ora solo voce e chitarra (eccettuato il parco intervento del pianoforte nella title-track) che naturalmente vende ancor meno dei precedenti.
Nick ormai è tornato a casa dei suoi senza più grosse illusioni. Tra il febbraio e il luglio del 1974 registra alcune canzoni che mettono a nudo il suo umore nero. Una si chiama “Black-Eyed Dog”, la morte che lo aspetta alla porta. Il 25 novembre del 1974 Nick Drake viene trovato morto nella sua camera per un’overdose forse accidentale di antidepressivi.
Negli anni seguenti Joe Boyd tiene vivo il suo ricordo firmando un accordo con la Island in modo che gli album di Nick Drake restino sempre disponibili. Poi, verso la fine degli anni settanta, ha inizio la sua scoperta da parte del pubblico. Innumerevoli i chitarristi che si rifanno al suo stile inimitabile, a questo artista sono stati dedicati molti libri e dischi tributo. Come si dice, il tempo è galantuomo, ma per Nick Drake la gloria è soltanto postuma …

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