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21 gennaio 2008

Tocco ergo sum

di Roberto Alajmo



Il presidente della regione siciliana Salvatore Cuffaro è soprannominato Totò Vasa-Vasa perché ha l'abitudine di baciare tutti quelli che incontra. Indistintamente, amici e avversari. E se uno soprannominato Vasa-Vasa si ritrova a fare il presidente della regione siciliana qualcosa vorrà dire. Sarebbe un errore liquidare un fenomeno del genere come puro folklore. In realtà Cuffaro è diventato presidente della regione siciliana proprio perché è soprannominato Vasa-Vasa. E prima ancora: perché è Vasa-Vasa, ossia un baciatore infaticabile. Il rituale del bacio, al di là delle ironie che oltre lo stretto di Messina tale abitudine può suscitare, è consustanziale al suo successo in politica. In una società come quella siciliana - ma il discorso si potrebbe estendere a tutto il meridione d'Italia - il bacio è cruciale perché costituisce un vincolo. Il baciato, anche se si tratta di un perfetto sconosciuto come quelli che si incontrano durante le tournée preelettorali, si sentirà vincolato alla fedeltà nei confronti del baciatore. Il bacio resta indelebile, come un invisibile marchio di appartenenza.
In Sicilia, fra uomini ci si bacia due volte, su entrambe le guance, per un totale di quattro baci in totale, se si considera il saluto di approccio e poi il commiato. Fra un uomo e una donna, invece, se la confidenza lo consente, il singolo bacio su una guancia resta più che sufficiente.
Il bacio fra uomini è considerato ordinaria amministrazione, segno di amicizia o addirittura fratellanza. Di appartenenza comune. Come succede per tutte le usanze più o meno arcaiche, a torto o a ragione si tende a considerare questa dimestichezza fra maschi adulti come un retaggio arabo. Ancora oggi nei paesi del maghreb non è raro vedere due uomini che si tengono per mano, senza che questo significhi altro che pura amicizia. L'osservatore nord-occidentale sarà portato a sorridere, ma in realtà non c'è niente da sorridere. Forse un rimasuglio di questa ostentazione d'affetto è l'atteggiamento tenuto in Sicilia dagli uomini che passeggiano sul corso cittadino tenendosi sottobraccio, anche se l'usanza tende a restare viva soprattutto nei piccoli centri.
In generale, nel meridione ci si tocca parecchio. La cosa può suscitare perplessità in una società moderna, dove persino la stretta di mano rischia di essere considerata un'invasione della sfera privata. Lo scalpore suscitato qualche settimana fa da quel ragazzo australiano che si offriva di abbracciare gli sconosciuti per strada, in Sicilia sarebbe stato magari altrettanto, ma non avrebbe avuto le stesse motivazioni. Il giovane sarebbe stato considerato, tecnicamente parlando, più scemo che pazzo, perché da queste parti abbracciare qualcuno è una consuetudine molto meno desueta. E dunque? Se gli australiani non vogliono essere toccati, i siciliani non si scandalizzano affatto. Il toccamento è contatto umano, ricerca di complicità. E prima ancora: verifica di esistenza in vita. Ci si tocca per sentirsi vivi e per verificare che anche gli altri siano ancora vivi. Tocco ergo sum, ma anche tocco ergo es.
Ci si tocca per esorcizzare la morte. Toccarsi, nel senso riflessivo, è il classico scongiuro maschile praticato contro un presunto malocchio. Ma oltre che toccare se stessi, i siciliani toccano - certo: altrove - anche gli altri. Una gestualità invasiva che è socialmente accettata senza fastidio, e tanto più in quelle zone - i paesi di provincia, soprattutto - dove la modernità non ha ancora prevalso, e continuano a resistere le convenzioni più arcaiche. Nei paesi il toccamento è continua verifica di esistenza e reiterazione di amicizia. Viceversa, il toccamento cittadino è più rado, e tende a scomparire man mano che le convenzioni sociali vanno omogeneizzandosi col resto del mondo. La globalizzazione prevede che ci si tocchi meno, e solo se esistono seri motivi. Altrimenti si rischia di apparire inopportuni, triviali, se non addirittura sessualmente fuori luogo.
Dietro l'espansiva gestualità dei siciliani c'è probabilmente un codice di comunicazione non verbale. Quel che non dicono per omertà, spesso sottintendono attraverso la leggerezza del tocco. Uno sfioramento, molto spesso, serve a stringere un'alleanza più stretta di quella generata dal rilascio della parola d'onore. Per non parlare di un bacio fra uomini.
La costruzione del potere passa attraverso i baci di Cuffaro e i mille toccamenti che pullulano in ogni piazza siciliana. Ci si tocca per fare gruppo. Nei casi peggiori: per fare cosca. E se le cose stanno così, una piccola globalizzazione mirata forse non sarebbe poi tanto negativa. Servirebbe a rendere il meridione un po' meno meridione. L'ideale sarebbe rendere normale senza normalizzare. Purtroppo, quelle volte in cui potrebbe risultare utile, la globalizzazione avanza senza mai troppa fretta.

Post del 25 Maggio 2007 tratto, su gentile concessione dell'Autore,  dal blog di Roberto Alajmo 

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