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19 maggio 2008

Storia semiseria e disordinata della canzone italiana - 23 - Alla corte di Pappagone (il ritorno)

di Dario Cordovana



Nella quinta puntata di “Scala Reale”, mentre Pappagone conclude la sua ennesima scenetta con la celebre frase “Non si può fare un piacere a niusciuno, a nisciuno!”, si sfidano le squadre di Gigliola Cinquetti e di Nini Rosso. Sembrerà strano leggere di una squadra affidata a Nini Rosso, ma il trombettista allora era in gran spolvero, tanto è vero che la sua versione de “Il silenzio” (noto hit delle Forze Armate italiane) risultò essere la terza canzone più votata della prima fase con poco meno di duecentomila voti-cartoline. Con lui erano Isabella Iannetti (tipica cantante balneare e quindi piuttosto fuori stagione col suo brano del “Disco per l’estate” 1965, “Sono tanto innamorata”), il napoletano Mario Trevi (“Indifferentemente”) e l’esordiente Sergio Zani (che affermava “Io sono qui”, approfittate per vedermi perché non lascerò tracce).
Gigliola Cinquetti, avendo lasciato “Dio come ti amo” a Modugno, ripiegava su “Dommage (Peccato)”, mettendo quindi le mani avanti su un’eventuale eliminazione. I suoi compagni di squadra erano però molto agguerriti, a cominciare da Tony Del Monaco (“Se la vita è così”) e Johnny Dorelli (“Solo più che mai”), entrambi molto più votati della caposquadra, per finire con l’esordiente, un sedicenne di buone speranze, che, partito da Napoli in cerca di fortuna, aveva appena assunto lo pseudonimo di Massimo Ranieri. Il Ranieri aveva già quel bel faccino che piace tanto alle mamme e alle nonne, ed in più si affidava ad un classico della canzone americana strappalacrime, “L’amore è una cosa meravigliosa”, ottenendo un successo personale, con oltre cinquantamila voti. Contornata da simili sodali la Cinquetti riuscì agevolmente a passare il turno, anche se tra la sua canzone e quella di Nini Rosso c’erano centotrentamila voti.
Nella sesta puntata due generazioni a confronto: da una parte Nilla Pizzi, la regina della canzone, un po’ in disarmo in verità, e con un impatto sul mercato discografico pressochè uguale a zero; dall’altra Gianni Morandi, ovvero il dominatore delle classifiche di vendita italiane degli anni sessanta. Con Nillona nostra erano John Foster (il futuro giornalista Paolo Occhipinti, in una delle sue ultime apparizioni prima di cambiare mestiere, che riproponeva “Amore scusami”), Gino (“Io non t’amo più”) ed Elsa, al debutto con “Sha la la la lee” degli Small Faces.
Morandi opponeva a Gino Dino (all’anagrafe Dino Zambelli, che allora aveva i capelli – scusate la rima) con “Chi più di me”, Sandie Shaw, una cantante inglese molto popolare nel suo paese per avere cantato con successo brani di Burt Bacharach e di Chris Andrews, e che in Italia diventò subito popolare per la sua abitudine di cantare scalza. Oltretutto Sandie per dirla con Alberto Sordi aveva anche “due belle fette così” al posto dei piedini, e ciò provocò una nota presa in giro del re degli imitatori, Alighiero Noschese, che sulle note del suo grande successo “E ti avrò”, le faceva cantare: “Trovare scarpe non è facile/perché ho il piedino un po’ difficile…”, e potete immaginarvi le dimensioni del “piedino” nell’imitazione di Noschese. Comunque a “Scala Reale” Sandie Shaw cantò “Domani”, altro brano di successo del fido Chris Andrews. Infine il debuttante, rispondente al nome di Romano VIII, sì proprio questo nome da imperatore “romano” (scusate il gioco di parole), e con due anni di anticipo rispetto a Franco IV e Franco I. Il Romano (o l’VIII?) si affidò alla vecchia “Jezebel”, che con la sua terminologia fuori corso doveva suonare ben strana alle orechhie del pubblico del 1966. Ad ogni modo in quella squadra Morandi bastava ed avanzava visto che “La fisarmonica” sfiorò l’exploit di Villa ed ebbe da sola più del triplo dei voti dell’intera squadra di Nilla Pizzi. Insomma la regina se la passò maluccio…

Sandie Shaw esegue: Domani


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